Alla c.a.
Assessore Parchi, Verde Pubblico Ing. Francesco Tresso
Assessore Sport Dott. Domenico Carretta
Assessora all’Ambiente, Mobilità Dott.ssa Chiara Foglietta
Presidente II Commissione Dott. Antonio Ledda
Presidente VI Commissione Dott. Claudio Cerrato
Presidente Circoscrizione 7 Dott. Luca Deri
Città di Torino
p.c.
Presidente Dott. Roberto Saini
Ente di Gestione delle Aree protette del Po Piemontese
Torino, 25 novembre 2023
OGGETTO
PARCO DEL MEISINO – Osservazioni e Proposte
alla bozza del PIANO di GESTIONE e del REGOLAMENTO
per le attività sportive e di educazione ambientale
Si invia il documento relativo alle valutazioni preliminari della Consulta Ambiente Verde della Città di Torino relative alla bozza del Piano di gestione delle attività sportive e didattiche e relativo regolamento.
Essendo la situazione ancora in via di completa definizione, e tutti i documenti in progress, anche la Consulta invia le considerazioni che saranno poi oggetto di una revisione appena saranno ultimati e comunicati sia il progetto definitivo sia i già menzionati documenti.
Si chiede gentilmente di inviare agli Organismi ed Uffici competenti il documento allegato
In attesa degli sviluppi sul progetto e di un cortese cenno di riscontro porgiamo cordiali saluti
Consulta Ambiente Verde Città di Torino
Il Presidente
Piergiorgio Tenani
PARCO DEL MEISINO
Osservazioni e Proposte
della Consulta Ambiente Verde della Città di Torino
alla bozza del PIANO di GESTIONE e del REGOLAMENTO
per le attività sportive e di educazione ambientale
Torino, 25 novembre 2023
PREMESSA
Le osservazioni che inviamo sono da considerarsi in progress, in questa fase interlocutoria.
La Consulta si riserva ulteriori e successivi osservazioni ed approfondimenti a seguito di una visione di dettaglio sia del progetto definitivo, sia del Piano di Gestione delle attività con il conseguente regolamento.
Prima di entrare nel merito delle osservazioni alle bozze in oggetto, la Consulta Ambiente Verde della Città di Torino vuole porre in evidenza alcune delle questioni che rivestono un carattere generale e debbono essere utilizzate come filtro per le scelte che verranno fatte sul progetto definitivo, sul Piano di Gestione delle Attività e sul Regolamento che ne disciplinerà l’attuazione.
Si sottolinea l’importanza che sull’area sia possibile definire concrete misure per una corretta gestione e fruizione che da troppo tempo sono insistenti.
Si suggerisce di accompagnare il piano di gestione/regolamento con un adeguato piano di monitoraggio, che valuti sia la fase di trasformazione (programmazione, pre-cantiere, cantiere e fasi successive) sia le conseguenze ambientali e sociali.
Si intende ancora una volta porre l’attenzione al fatto che la salvaguardia dell’area e il mantenimento delle sue peculiarità naturalistiche uniche, rimangono l’obiettivo da perseguire e la chiave di lettura fondamentale per tutte le scelte conseguenti.
La scelta di far corrispondere alla necessità di interventi di salvaguardia e gestione ambientale nell’area, interventi di altra natura che non si adattano alle peculiarità dell’area stessa, è il “peccato originale” determinato dalla scelta dell’area, con tutte le conseguenze e problematiche, sia ambientali sia sociali, che ne sono derivate.
Continuiamo a non comprendere il perché l’ambiente e la natura non possano essere salvaguardati per il loro valore intrinseco ma debbano per forza “essere riempiti” da altro per acquistare valore.
Il loro valore consiste in quello che rappresentato idealmente e concretamente per il bene comune della collettività.
Nessuno vuole non considerare i valori che lo sport rappresenta, in particolare, come in questo caso, l’avviamento alla pratica sportiva, ma rimane la questione della centralità degli aspetti ambientali e naturalistici che sono prioritari al Parco del Meisino, area con caratteristiche uniche in città.
Occorre porre la massima attenzione al problema che afferisce alla conservazione presente e futura dell’area a ZPS.
Ci riferiamo ai vincoli ben precisi e cogenti esistenti, ed in particolare anche a quanto Rete Natura 2000 prevede nel caso del Meisino, area riconosciuta come Zona di Protezione Speciale all’interno di detta rete in base alla Direttiva Uccelli.
Come certo a vostra conoscenza, è in corso di stesura il piano di Gestione Naturalistico della ZPS che verrà adottato dall’Ente Parco nella primavera del 2024, (da nn confondere con il piano di gestione e regolamento delle attività in fase di scrittura da parte del Comune) adempimento dovuto e richiesto dalla EU come previsto e richiesto da tempo da Rete Natura 2000; la redazione del suddetto piano per il SIC (Superga) e la ZPS (Meisino), oltre che fornire finalmente uno strumento accurato di gestione naturalistica, bloccherà le procedure di infrazione in corso sulla loro mancata adozione.
La ZPS del Meisino è stata istituita ai sensi della Direttiva Uccelli, i quali notoriamente non rispettano i confini amministrativi e quindi non di sola ZPS si deve parlare ma anche di tutta l’area contigua.
Dovrà contenere nello specifico tutti i vincoli dettati da Rete Natura 2000 sulla ZPS e sull’area contigua determinati da una serie di indicatori (contesto economico sociale, faunistico, minacce reali e potenziali, pressioni antropiche, emergenze naturalistiche), pena un possibile intervento europeo.
Occorre operare e verificare con attenzione che il Progetto Definitivo, il Piano e Regolamento attualmente in via di definizione, valutino sin d’ora una stretta coerenza e la mancanza di conflitto con il successivo Piano di Gestione del Meisino per dare evidenza e sicurezza alle sue peculiarità.
Sempre su questi temi ci preme ricordare come l’area del Meisino sia stata una delle eccellenze grazie alle quali Torino insieme agli altri 84 comuni ha ricevuto nel 2016, per il proprio territorio, il riconoscimento UNESCO, di Riserva MaB “CollinaPo”; nella verifica che si dovrà affrontare nel 2026 per il mantenimento di detto riconoscimento non vorremmo dover sottolineare la perdita delle caratteristiche e peculiarità dell’area, che per allora potrebbero essere evidenti se non si porrà molta attenzione al rispetto delle stesse.
Entrando nel merito delle osservazioni, rileviamo come il Regolamento () venga individuato come competenza della sola Giunta Comunale.
Tutti i regolamenti cittadini sono approvati dal Consiglio Comunale (Art 6 del Regolamento) a cui competono anche eventuali modifiche, come avviene per tutti gli altri Regolamenti Comunali, a partire dal Regolamento del Verde Pubblico e Privato e Valentino.
Riteniamo quindi importante che un progetto come quello che investe il “parco del Meisino”, passi attraverso le competenze del Consiglio Comunale, e venga quindi approvato anche con delibera di consiglio e non della sola Giunta; quindi, chiediamo che sia il progetto che i relativi atti come il Piano di Gestione ed il Regolamento vengano presentati e posti all’attenzione dei Consiglieri Comunali anche se non normativamente previsto.
Questo, unito ad un concreto coinvolgimento dei cittadini, che andrebbero consultati nelle scelte per la città, renderebbe sicuramente più approfondito e meno conflittuale il percorso del progetto sul Meisino così come molte altre vicende di trasformazione del territorio in corso.
Una osservazione che non è soltanto formale: la denominazione: deve restare “Parco del Meisino”, pur accogliendo la declinazione di Parco dello Sport e dell’educazione Ambientale.
Non è solo un problema “nominalistico”, ma di sostanza: le parole non sono soltanto un segno, ma hanno il potere di lasciarlo: focalizzando l’attenzione sulla denominazione “PARCO DELLO SPORT e DELL’EDUCAZIONE AMBIENTALE del MEISINO“ si sposta completamente l’attenzione dal Parco del Meisino, che è un parco urbano consolidato, il primo vasto parco realizzato dopo l’approvazione del PRG del 1995, per rivolgerla alle funzioni a cui si vuole indirizzarlo con questo progetto.
Altro aspetto generale, ma fondamentale: il Parco del Meisino, deve restare un parco pubblico, accessibile a tutti i cittadini, indipendentemente dalle attività che vi si svolgono, con modalità particolari solo per quanto riguarda l’accesso alla ZPS, dove vigono norme sovraordinate (Ente Parco) per la ZPS, Rete Natura 2000, Direttiva Habitat etc…
In assenza di un Progetto Definitivo, rimangono ancora aperti diversi aspetti, non di dettaglio, che riguardano la collocazione e la tipologia delle attrezzature.
A questo proposito si rileva che non sono state allegate le planimetrie degli Allegati n.1 n. 2 e n. 3 (Nota **) senza le quali non sempre è stato possibile capire compiutamente le scelte impostate sia per il Piano di Gestione sia per il Regolamento. Confidiamo, prima di giungere ad un documento definitivo che la Consulta sia messa in grado di operare al meglio.
STESURA DEL PROGETTO DEFINITIVO – VERIFICA DELLA SITUAZIONE IN RELAZIONE ALLE STRUTTURE MAGGIORMENTE INVASIVE – Spostamento o eliminazione.
In relazione alla bozza di progetto definitivo, vorremmo sottolineare nuovamente che, la richiesta della Consulta, di spostamento delle attività maggiormente invasive nel rispetto della vocazione naturalistica dell’area, riguarda in eguale misura sia il PUMP TRACK che lo SKILL BIKE.
Riteniamo che entrambe costituiscano, sia in termini di fruizione e sicurezza per l’utenza, sia di futura gestione/manutenzione, anche in relazione alle aree verdi nelle quali attualmente sono state collocate, un grave problema che si riversa sull’intera area parco legata anche alla fruizione quotidiana attraverso i viali esistenti.
La Consulta aveva rivolto, in più occasioni, una pressante richiesta che venisse portata all’attenzione del Ministero la proposta, in linea con l’obiettivo fondante del progetto, il recupero e riuso di un impianto sportivo (ex campo di calcio adiacente la bocciofila del Meisino) dello spostamento in tale area dei due impianti, cosa su cui concorda anche la Circoscrizione 7.
In attesa di comunicazione formale della avvenuta richiesta al ministero dello spostamento di pump track e skill bike in altra locazione, e della risposta con le motivazioni, chiediamo, a latere delle nostre osservazioni, di eliminare dal progetto definitivo i suddetti impianti in caso di risposta negativa.
Piano di Gestione delle attività – osservazioni
L’obiettivo è definire le modalità di organizzazione, governance e gestione operativa delle attività all’interno del Parco, compatibilmente con le prescrizioni fornite nel corso della Conferenza dei Servizi e comunque nel rispetto dei regolamenti del Parco.
Essendo materia molto complessa, auspichiamo che questa possa essere considerata una prima fase di impostazione a cui fare seguire approfondimenti e confronti di dettaglio sui vari punti che vengono proposti.
A questo proposito, pur apprezzando il percorso denominato di “progettazione partecipata”, ci corre l’obbligo di far osservare che un reale processo partecipativo avrebbe dovuto avere tempistiche e modalità differenti, per poter dare modo ai partecipanti di indirizzare maggiormente le scelte finali che vengono proposte nell’analisi e sintesi di SINLOC, che ha avuto come unica fonte le interviste con, a nostro parere, alcuni vizi di fondo.
Lo scarso tempo a disposizione, una impossibilità di confronto diretto tra gli stakeholders, la rappresentatività degli stessi per la “fotografia” delle diverse istanze del territorio.
Il tutto ha contribuito a rappresentare, in maniera sbilanciata, le prospettive future della fruizione dell’area molto indirizzata ad una fruizione di carattere sportivo più facilmente quantificabile e organizzabile su un piano gestionale.
L’organizzazione che emerge sembra più relativa ad un impianto sportivo che ad un’area a valenza naturalistica.
In questo, potremmo dire, provocatoriamente, che sembra indirizzata a trasformare il parco in una grande palestra il cui utilizzo va calendarizzato secondo le varie attività, con l’impressione di voler stimolare un forte e costante aumento della fruizione sportiva a discapito di una azione di tutela e preservazione dell’ambiente naturale volta a valorizzare le risorse botaniche e faunistiche a scopi culturali, didattici, scientifici, sociali, culturali e ricreativi compatibili con i caratteri del Parco.
Anche le modalità legate alle discipline sportive, sembrano fare riferimento costante a modalità di incontro e gare tra organizzazioni, piuttosto che ad un vero percorso di avviamento allo sport (cosa che è l’unica ammessa in questo senso); anche in questo caso emergono visioni e richieste che fanno presagire indirizzi e pressioni verso altre iniziative (un esempio per tutte, il disk golf che ha già avanzato specifiche richieste per poter avere un campo a 13 buche, unico in grado di garantire una attività legata ai Campionati Europei PDGA).
Consideriamo questo una criticità: emerge la volontà di uscire dalla dimensione “avviamento allo sport” per indirizzarsi ad eventi di carattere agonistico ad ampio respiro, che possano richiamare nell’area una vasta platea di partecipanti.
Questo indica che si dovrà non solo valutare con estrema attenzione la tipologia e la gestione ma anche la regolamentazione per lo sviluppo delle varie attività ed iniziative.
Anche la scelta dei possibili portatori di interesse rispetto alla capacità manageriale ed economica è significativa.
Su questo inseriamo una riflessione: SINLOC asserisce nella presentazione del 10 di ottobre, che, uno dei criteri fondanti per la scelta degli interlocutori da coinvolgere nella gestione, sarà la capacità economica: questo pone la questione fondamentale delle coperture finanziarie da fornire alle attività e ai servizi che graviteranno sull’area.
Si deve evincere da questo, che l’aspetto naturalistico è in second’ordine, in quanto di minor interesse poiché crea molte meno possibilità di generare guadagno, producendo costi piuttosto che introiti, mentre è la parte sportiva ad essere centrale, in quanto economicamente rilevante???
Appare chiaro che il mondo ambientalista risulta maggiormente in difficoltà con questo tipo di impostazione, non essendo le associazioni strutturate, anche per scelta, con queste modalità: l’ambiente nella maggior parte dei casi viene considerato un investimento ideale e culturale piuttosto che economico; su questo, occorrerà una riflessione che coinvolga il terzo settore e lo ponga alla ricerca di risposte, che seppur non negando l’idealità, siano in grado di fornire prospettive.
Certamente saranno necessarie ulteriori interlocuzioni una volta che sarà più chiaro l’interesse delle singole associazioni e soprattutto il quadro gestionale di riferimento.
Aspetto rimarchevole da sostenere, sarà l’implementazione, all’interno della Cascina del centro di formazione d’eccellenza sinergico, sport e ambiente, che utilizzando le competenze delle varie associazioni, potrà costituire una importante azione propedeutica alla reciproca conoscenza e ad una condivisione di valori.
Modelli di riferimento
Difficile in questa fase andare oltre una indicazione di indirizzo per il Piano di Gestione delle attività sportive e ambientali, sia in termini di modello sia di forma giuridica. Da una prima analisi, che riteniamo vada assolutamente approfondita, esprimiamo alcune considerazioni.
Assolutamente condivisibili i PRINCIPI a cui si fa riferimento:
- interesse pubblico e collettivo;
- salvaguardia e protezione del valore naturalistico dell’area.
Si concorda anche sulla necessità di considerare le aspettative emerse in fase di ascolto, purché in accordo con i primi due punti.
I modelli e casi studio di riferimento che possano ispirare la definizione del Piano di gestione del Parco del Meisino sono interessanti, anche se non sempre sembrano efficaci nella fattispecie.
POSSIBILI MODELLI ORGANIZZATIVI E DI GOVERNANCE
- Fondazione di Partecipazione
La Fondazione di partecipazione non sembra l’istituto migliore in quanto presenta una gestione riferita ad una struttura con caratteristiche quasi aziendali; in questo caso invece si tratta di un’area naturale, non è una palestra né un centro sportivo.
Non è nemmeno una “cascina” – non dimentichiamo l’esperienza di cascina Falchera che alla fine è stata affidata ad un soggetto esterno convenzionato per continuare le attività didattiche e deve trovare continue risorse con attività a pagamento, inclusa la ristorazione.
La fondazione è una struttura complessa e costosa anche per le casse comunali:
una struttura direttiva e gestionale che preveda personale pubblico (direttore, dipendenti, segreteria organizzativa) con costi importanti, con il rischio che la struttura gestionale costi di più delle attività che intende promuovere e sviluppare, può costituire l’anticamera della privatizzazione, anche se diretta dal Comune e/o dall’Ente Parco.
Il fatto che si ritenga pacifico che le fondazioni possano svolgere attività economica ha risvolti preoccupanti, perché può condurre ad una sostanziale privatizzazione del parco, ad esempio favorendo nel tempo attività organizzate a scapito di altre, di fatto sottraendo aree alla fruibilità di chi va a correre od a giocare in maniera autonoma ecc., rispettando allo stesso tempo alla lettera gli scopi della fondazione. Per quanto senza fini di lucro, si tratta pur sempre di un ente privato.
Per assumere decisioni di merito, sarebbe molto importante conoscere quale sarebbe il processo per la sua istituzione e quale forma avranno atto costitutivo e statuto, avere un’idea del patrimonio di cui si si intende dotarla e capire cosa questo significhi per la gestione del parco.
La domanda che poniamo è: si sente davvero la necessità di un organismo complesso che tende ad essere di difficile controllo sia in termini di gestione che di operatività???
Diventa difficile concepire questo tipo di organizzazione collegato all’avviamento allo sport e all’educazione ambientale.
Sembra indirizzato fortemente alla gestione di attività estremamente organizzate e rivolta ad una fruizione in chiave economica.
Sono state presentate forme inerenti ad aree naturalistiche (Parco Regionale dell’Appia Antica, Zona Speciale di Conservazione Palude di S. Genuario, Riserva Naturale di Torrile e Trecasali, Parco Naturale Regionale Emilia-Romagna del Delta del Po) e sono collegate in maniera strutturata con Enti Parco, “hanno finalità che sono del tutto analoghe a quelle del Meisino” (SINLOC – ndr), ma le attività sportive appaiono solo in un caso ed in maniera assolutamente marginale (Parco Regionale dell’Appia Antica); per il resto sono assolutamente inesistenti: questo dovrebbe portare ad una attenta riflessione.
Emerge comunque che, almeno per quanto rappresentato, non vi sia un modello di riferimento di una esperienza simile a quella del Meisino (interazione e compresenza natura e sport a questo livello).
- PATTO DI COLLABORAZIONE
Una forma che non è state presa in considerazione è il PATTO DI COLLABORAZIONE ALL’INTERNO DEL REGOLAMENTO SUI BENI COMUNI (n. 391, 16 Gennaio 2020) già utilizzato in città; un patto:
- non prevede una struttura verticistica ma è impostata sulla sussidiarietà orizzontale, parità ed uguaglianza tra le varie componenti con la funzione di controllo a carico dell’Ente;
- è una struttura aperta e dichiaratamente volta al bene comune e non ad interessi particolari;
- prevede un Comitato di Gestione che include tutti i soggetti titolati, e programma le attività, valuta compatibilità e incompatibilità con riunioni periodiche, senza la necessità di funzionari retribuiti;
- a Torino e in giro per l’Italia ci sono ottimi esempi di Patti attraverso cui si gestiscono Beni Comuni grandi o complessi al pari di un Parco; Il Patto permetterebbe di coinvolgere non solo Enti Terzo Settore, ma anche singoli cittadini o comitati informali nonché ovviamente gli Enti (Comune, Circoscrizione e l’EGAPPP) permettendo l’ingresso successivo di realtà che ne sottoscrivano le finalità, gli obiettivi e i principi senza possibilità di snaturarli;
- inoltre, sancirebbe formalmente che il Parco sia un Bene Comune della Città: sarebbe un bel segnale di ritorno alla collettività, che tanto si è sentita esclusa e inascoltata durante tutte queste fasi del progetto.
Potrebbe essere utile approfondire questa possibilità.
- Altre ipotesi da vagliare
- La gestione diretta da parte del Comune, con un Comitato di Gestione avente a capo i Dirigenti (o loro delegati) della Divisione Verde e Parchi, della Divisione Sport e Tempo Libero, un dirigente della Divisione Servizi Scolastici ed Educativi, il Dirigente (Direttore) della Circoscrizione7 e un delegato dell’ente di Gestione delle Aree Protette del Po Piemontese.
Tale Comitato di Gestione potrebbe essere affiancato:
- da una Commissione di Indirizzo (di cui farebbero parte i vari soggetti ed Enti titolati, inclusa le Consulte e le Associazioni Ambientaliste, gli Enti di Promozione Sportiva, le Federazioni e i Servizi Educativi del Comune;
- da un Comitato Scientifico, che potrebbe comprendere IPLA, DISAFA, ….. ed altre Facoltà Universitarie.
Tale Comitato di Gestione dovrebbe esaminare le varie richieste di utilizzo del parco da parte di diversi soggetti, valutarne la compatibilità, la calendarizzazione preventiva e non occasionale, ed evitare l’accavallamento di iniziative tra loro concorrenti o incompatibili e produrre una progettualità sinergica e condivisa.
- prevalendo la natura e la finalità pubblica, risulta idonea anche una formula che preveda una Gestione «indiretta», mediante struttura di gestione specifica, convenzionata o direttamente partecipata da parte del Comune, a cui demandare il mantenimento dei rapporti con gli utilizzatori.
Per tutte le modalità prese in considerazione non solo sarebbe auspicabile ma assolutamente preferibile la scelta di Strumenti Collaborativi in antitesi con strumenti di carattere competitivo.
MODELLO DI GESTIONE E PIANO ECONOMICO
Anche in questo caso risulta difficile, in questa fase, andare oltre una indicazione di indirizzo su queste questioni.
Per quanto concerne gli aspetti economici legati alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell’area e delle strutture permanenti conveniamo che il tutto debba fare riferimento economicamente e gestionalmente all’Amministrazione Pubblica.
A nostro avviso, nell’analisi, i costi della manutenzione ordinaria del verde orizzontale e verticale, e della gestione-manutenzione e degli impianti sportivi sono sottovalutati e quindi meritano un attento ulteriore confronto con gli Uffici per una definizione maggiormente puntuale della previsione di spesa negli anni, con conseguente valutazione delle voci di bilancio a cui occorrerà provvedere con opportuni stanziamenti costanti nel tempo da parte del Comune.
Il dubbio che il Comune abbia la concreta possibilità finanziaria dichiarata è legittimo, considerato anche che il PNRR non fornisce fondi in questo senso e che il dopo PNRR con le ristrettezze in arrivo, il pareggio di bilancio e la riproposizione del patto di stabilità, non induce a previsioni positive per il futuro bilancio degli Enti Locali.
Il Comune ha confermato che la gestione dell’area non verrà in alcun modo privatizzata: consideriamo questo elemento positivo ed irrinunciabile.
La bozza di Piano di Gestione propone una gestione manageriale in ottica economica: “gestisce chi ha la forza economica di farlo” – (SINLOC – ndr).
Come osservato in precedenza, riteniamo fondamentale chiarire questi aspetti: la rilevanza economica è il discrimine nella scelta di chi gestirà? l’affidabilità e la rilevanza economica saranno il criterio oggettivo che l’Amministrazione proporrà per la gestione?
Questo è un elemento decisamente a favore del mondo sportivo che per sua natura gestisce impiantistica mentre per il mondo ambientalista questo non ha mai fatto parte del DNA delle associazioni.
La logica conseguenza sarà che i fondamenti della gestione saranno indirizzati verso quelle realtà che hanno caratteristiche manageriali, imprenditoriali e una forte base economica: C.O.N.I. – Federazioni, Realtà Sportive che hanno (grazie a strutture, sponsor o situazioni particolari) denari da investire????
Lo squilibrio tra associazionismo sportivo e ambientale è strutturale: l’ambiente non ha C.O.N.I. e Federazioni, l’associazionismo ambientale non è strutturato in squadre e campionati, non ci sono budget economici, sponsor, etc a cui fare riferimento.
Il rischio è voler portare il verde, ed in particolare in questo caso anche una zona ad alta valenza naturale, all’interno della logica imprenditoriale ed economica di mercato anziché lasciare spazio ad una visione che metta al primo posto la natura e tutto quello che significa per l’uomo e la comunità (anche non umana) in termini culturali e sociali in una situazione che, scusate la ripetizione, è unica in città.
Un intervento di sostegno pubblico deve comunque essere previsto sia in forma diretta che indiretta con ricerca di finanziamenti.
Concordiamo sul chiamare alla gestione e coinvolgimento diversi soggetti con le loro specificità e caratteristiche, sportive e ambientali, ed anche con modalità che consentano un ritorno economico per il sostegno delle attività, anche in forma parziale.
La possibile realizzazione di un protocollo di intesa con forze dell’ordine, o con federazioni, offrendo l’utilizzo dell’area parco per le squadre sportive delle stesse non ci trova concordi: nel dovuto ed assoluto rispetto, riteniamo che questo sia in contrasto con le finalità legate al progetto che prevede solo l’avviamento alla pratica sportiva e non un utilizzo sistemico delle strutture fisse o mobili legate alla attività di squadre dilettantistiche o agonistiche.
Le ipotesi presentate sulla ricerca di finanziamenti legati a bandi e soggetti pubblici, propongono situazioni riferite soltanto alle attività sportive, dimenticando l’esistenza di opportunità analoghe, per le attività di carattere ambientale che hanno, a loro volta, la necessità di coprire i costi.
Si deve evitare uno squilibrio a favore della pratica sportiva, grazie ad una gestione equilibrata e controllata, che bilanci i contributi e la distribuzione dei fondi in funzione delle attività realizzate.
La calendarizzazione delle attività sportive ed ambientali e libere
Una calendarizzazione annuale con indicazione specifica delle date delle attività è molto complessa anche se riferita alla scuola, soprattutto se si vuole dare continuità e priorità ai percorsi didattici piuttosto che ad iniziative spot.
Questa materia, anche per la necessità di offrire spazi di intervento bilanciati tra ambiente e sport e tra le varie specifiche attività, considerando tra queste anche la libera fruizione, richiede ulteriori e approfondite riflessioni che in questa fase non consideriamo fattibili.
Su questo inseriamo alcune considerazioni per porre in evidenza una problematica alla quale riteniamo debba ventre data una corretta risposta.
Le attività nel parco, in quale misura comporteranno vincoli e limitazioni di utilizzo sulla fruizione dei vari soggetti???
L’attività di educazione ambientale e la fruizione naturalistica, di fatto non richiedono nessuna limitazione per i normali fruitori dell’area, ma non può essere vincolata o veicolata alle sole aree umide.
L’avifauna, per esempio, non è soggetta a vincoli e confini amministrativi; una visione che releghi la didattica, lo studio e l’osservazione naturalistica in zone riservate del parco non è realistica né accettabile.
Ad oggi queste attività si sono sempre sviluppate su tutta l’area a parco, ad esclusione delle zone umide, con particolare riferimento alla zona aperta dell’ex galoppatoio, l’attuale “boschetto del Meisino”, tutta l’area boscata ad ovest di via don Sturzo, il sentiero lungo l’argine in sponda destra a nord di via Nietzsche fino all’area prospiciente l’Isolone di Bertolla con vista sulla garzaia e con il proseguimento in sponda destra fino a San Mauro.
La contemporaneità della fruizione in concomitanza con l’esercizio di talune discipline sportive invece rimane uno degli elementi di grande perplessità che va gestito con estrema cautela ed attenzione per rispondere alle varie e diverse esigenze.
Vedi ad esempio iniziative di tiro con l’arco, biathlon, disk golf etc. che vanno contingentate come spazi per motivi di sicurezza e sono molto invasive come spazio occupato anche perché “tagliano” spazi e viali utilizzati per gli spostamenti e la fruizione libera; anche le attività di pump track e skill bike, di fatto, precludono la possibilità di svolgere qualsiasi attività di carattere ambientale ed educativa e una fruizione libera sui percorsi e nelle vicinanze.
Volendo estremizzare, se le varie discipline che richiedono una contingentazione delle aree per motivi di sicurezza o di gestione delle attività, fossero molte e presenti costantemente, potremmo trovarci di fronte alla situazione per cui gran parte dell’area rimanga interdetta alla fruizione per molte ore in una giornata e/o per periodi anche lunghi.
Le attività che richiedono una area cuscinetto di sicurezza implicano di fatto che una parte del parco divenga inaccessibile alla frequentazione libera o ad altre attività educative.
Aggiungiamo inoltre, che la questione “sicurezza” pone un problema importante per quanto concerne la presenza di alberi nei pressi dei percorsi e delle strutture: come verrà conciliato il “livello di rischio” da mantenere in termini accettabili vista la locazione di pump track e skill bike nell’area boscata? Per loro natura queste attività prevedono che ci possano essere cadute, che possono provocare uno scontro con gli alberi nelle immediate vicinanze. La conseguenza naturale, per ridurre il rischio a livelli minimi, sarà prevedere l’abbattimento degli alberi “pericolosi” per il percorso in bicicletta??
Non crediamo sia casuale che le piste che sono state inaugurate anche di recente sul territorio del torinese abbiano un aspetto “lunare” e non ci siano altri ostacoli o strutture nei dintorni della pista stessa.
Quindi, in relazione al progetto definitivo, al Piano di Gestione e Regolamento, va valutata con attenzione sia la localizzazione di tutte le strutture fisse e mobili da utilizzarsi per le attività sportive sia una calendarizzazione ragionevole bilanciata ed armonica.
Discipline sportive previste
Tra le attrezzature sportive, si ricorda che le aree per il fitness, andrebbero adattate alle varie fasce di età (non solo bimbi). Sono presenti in molti parchi cittadini e sono molto utilizzate (vedi Pellerina, Italia ’61, Valentino etc.).
Punto di Ristoro – (art. 14 comma 6 del Regolamento)
Per la Malpensata si prospetta anche l’apertura di un “punto di ristoro”: se si vuole individuare un’area di sosta e ristoro per le scuole, autogestito, come pure i servizi igienici, deve essere espressamente indicato che non si tratta di attività con ritorno economico, incompatibile con le norme vigenti.
Va ricordato che all’interno della Cascina Malpensata, non sono ammesse in base alle norme vigenti attività di somministrazione rivolte al pubblico, ma soltanto eventuali momenti di “autoconsumo” da parte di gruppi scolastici con accompagnatori (una merenda…).
Occorre quindi individuare una forma che permetta l’erogazione del servizio senza prevedere una gestione esterna.
Inoltre, il punto di ristoro può essere fonte di rumori e rifiuti. Occorre posizionare apposita informativa per il rispetto delle norme sui rumori e occorre verificare la raccolta rifiuti anche in considerazione del fatto che non è garantita una sorveglianza costante.
Regolamento
ATTENZIONE: quanto viene indicato nel Piano di Gestione dovrà trovare corrispondenza per indicazioni, obblighi e divieti negli articoli del Regolamento che insisterà sull’area.
Occorre una attenta rilettura finale per verificarne la congruità.
Nel documento va posta attenzione all’accavallarsi delle sigle “Ente di Gestione del Parco dello Sport ed educazione ambientale” ed “Ente di Gestione delle Aree Protette del Parco del Po Piemontese” in quanto si rischia di creare equivoci e confusione.
Non si ripresentano ovviamente le considerazioni riguardanti il rispetto della conservazione e della salvaguardia del patrimonio naturale dell’area (Art3 – Finalità) in quanto si dà assolutamente per scontato che questo sia al centro degli obiettivi riportati.
In premessa al punto 1 si richiama l’art.9 della Costituzione che deve essere il faro al quale allineare quanto viene normato dal presente regolamento.
Riguardo la disamina puntuale della bozza presentata si forniscono le osservazioni e i suggerimenti di seguito riportati chiedendo che possano essere inserite negli articoli del presente regolamento.
Titolo
PARCO DELLO SPORT E DELL’EDUCAZIONE AMBIENTALE DEL MEISINO – Regolamento Parco
La denominazione sia per il Piano di Gestione sia per il Regolamento, per i motivi già espressi nella premessa del presente documento (paragrafo 8), riteniamo debba restare “Parco del Meisino”, pur accogliendo la declinazione di Parco dello Sport e dell’educazione Ambientale. Si chiede di modificare l’intestazione e di riportare la diversa denominazione in tutti i punti dei documenti in essere.
Nella premessa è prevalente l’aspetto ambientale ma poi a partire dall’art. 1 e nei vari articoli successivi diventa prevalente lo sport.
Premessa
Inserire all’interno o seguente al punto 1
- Il valore del paesaggio è tutelato dall’articolo 9 della Costituzione della Repubblica Italiana che tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni; il verde urbano si collega a questa norma di tutela in relazione alle importanti funzioni ambientali , urbanistiche e sociali, oltreché per il notevole ruolo di educazione naturalistica e di miglioramento della qualità urbana, con benefiche ricadute anche sullo sviluppo turistico ed economico della città;
…….
La tutela della biodiversità è un valido strumento di contrasto al cambiamento climatico; proteggere, gestire in modo sostenibile e ripristinare gli ecosistemi contribuisce al benessere per gli esseri viventi e porta benefici per la loro salute.Il concetto di Nature Based Solutions, inteso come risposta incentrata sulla natura per rispondere ai problemi legati ai cambiamenti climatici, adottato anche dalla Commissione Europea, si concretizza con il mantenimento del Parco del Meisino con le sue peculiarità naturali e ambientali e di salvaguardia come un valido ed importante strumento per la Città.
Art. 6 – Gestione del Parco dello sport e dell’educazione ambientale
Punto1
Sarebbe opportuno citare in questo senso anche l’Ente Parco
Art. 7 – Obiettivi generali del Parco dello sport e dell’educazione ambientale e Programma Annuale
Punto 1
si propone di modificare la frase: “L’obiettivo del Parco dello sport e dell’educazione ambientale è quello di creare un luogo di promozione e svolgimento di attività sportive e di educazione ambientale dedicate principalmente agli studenti”
con
L’obiettivo del Parco dello sport e dell’educazione ambientale è quello di creare un luogo di promozione e svolgimento di attività sportive e di educazione ambientale dedicate principalmente alle scuole ma rivolgendo anche una particolare attenzione ad altre categorie di cittadini, sempre in ottica di avviamento allo sport o di attività volte al benessere della persona, in particolare agli anziani, in armonia con la tutela delle zone a protezione speciale e delle specie attualmente presenti
Punto 3
“Il programma annuale delle attività sarà definito dall’Ente di Gestione tramite apposito atto, previo parere favorevole dell’EGAPPP”
Aggiungere
“…. parere favorevole vincolante dell’EGAPPP”
Art. 9 – Attività Sportive
riteniamo che l’inserimento nel regolamento di attività e manifestazioni sportive organizzate anche competitive non sia in linea con le peculiarità del Parco, con la salvaguardia faunistica nell’area e con le indicazioni date per tutto quanto concerne attività di carattere invasivo pur condizionate al parere preventivo e VINCOLANTE del parco.
Art. 11 – Soggetti attuatori e programmazione delle attività
Punto 1
Modificare
“previo parere favorevole dell’EGAPPP”
Con
“parere favorevole e vincolante dell’EGAPPP”
Punto 2
Le attività sono oggetto di programmazione annuale e svolte secondo un calendario definito in accordo con l’Ente di Gestione, previo parere favorevole dell’EGAPPP;
inserire “parere favorevole e vincolante dell’EGAPPP”
Punto 4
Sostituire:
“I Soggetti Attuatori sono altresì responsabili del corretto utilizzo degli spazi e delle attrezzature messi a disposizione da parte del Comune e/o dell’Ente di Gestione ai sensi del presente regolamento”
Con
“I Soggetti Attuatori sono altresì responsabili ognuno per il materiale e le attrezzature utilizzate nelle proprie attività, di quanto messo a disposizione da parte del Comune e/o dell’Ente di Gestione ai sensi del presente regolamento”
Art. 12 – Accesso e fruizione del parco
Punto 1
L’accesso al parco deve essere libero, come in tutti i parchi cittadini (ferma restando la salvaguardia della ZPS), mentre va certo disciplinato l’accesso e l’uso delle attrezzature sportive.
Per la ZPS va sempre sottolineato che la sponda destra deve essere ad accesso strettamente controllato, solo con accompagnatori naturalistici e vietato assolutamente ad altro tipo di fruizione sia a piedi sia in bicicletta, fatto salvo le necessità manutentive e forestali.
Sarebbe importante ribadirlo anche negli articoli relativi ai divieti.
Art 13 – Accesso e fruizione delle Aree Sensibili del parco
Punto 2 e seguenti
Occorre allargare la limitazione alla intera ZPS in quanto il numero di presenze (max 25) è valido per tutta la zona di protezione.
Punto5
Eliminare: il punto 5. “l’utilizzo di mezzi motorizzati è vietato al di fuori della viabilità consentita” e inserirlo all’art.16 (divieti) tra il punto 2 e punto 3 “l’utilizzo di veicoli motorizzati è vietato al di fuori della viabilità consentita”
Punto 7
richiesta di chiarimento: cosa si intende per “veicoli utilizzati per servizio pubblico”
Fruizione e “chiusura” della ZPS???
Come si pensa di affrontare la questione? Cartellonistica?? Controllo diretto ed indiretto?? Recinzione??
Nel progetto e nel piano di gestione, la ZPS, non risulta – come peraltro nella situazione attuale – tutelata e isolata dal contesto delle altre aree del parco; in particolare l’area umida e le aree spondali, per le quali sia il piano di gestione sia la normativa prevedono una maggior tutela, non presentano limitazioni fisiche all’accesso indiscriminato che siano chiaramente individuate e riconoscibili.
Nel regolamento non viene affrontata questa problematica, che rappresenta nodo centrale nella necessità di tutela, così come il rischio di disturbo/calpestio/frequentazione indotto dalla realizzazione della “Cittadella dello Sport”, anche per quanto riguarda gli interventi posti al di fuori della ZPS, ma che comporteranno un maggior afflusso di pubblico nelle sue aree limitrofe, con conseguente alta probabilità di accesso generalizzato all’area individuata come a maggior necessità di tutela.
Occorre prevedere una “barriera vegetale” arbustiva, mantenendo “corridoi ecologici” e la collocazione di adeguata segnaletica, che deve essere inclusa nei costi economici del progetto (per tutto il parco), evitando di far ricadere il tutto sull’EGAPP
Art. 15 – Attività aggregative e diverse
Punto 3
nell’area a valle del ponte di Sassi fino al ponte Amedeo VII sullo Stura (parco del Meisino) ci risulta in vigore il divieto di pesca – secondo quanto previsto dall’Ente Parco – sarebbe opportuno richiamare il divieto che rende inutile il punto d)
Art. 13 – Accesso e fruizione delle Aree Sensibili del parco
Punto 6
sostituire:
“Ai fini del presente articolo non sono considerati mezzi motorizzati”
Con
“Ai fini del presente articolo sono ammessi ….”
sostituire:
“nonché le biciclette elettriche”
Con
“… ed esclusivamente le biciclette elettriche rispettanti la normativa per la circolazione in aree pubbliche ovvero potenza nominale 250W e assistenza sino a 25km/h”
Art. 16 – Divieti
Una questione controversa è l’utilizzo delle biciclette, in particolare Mountain bike/E-bike nel parco: dove, come, in quali zone, quali controlli e divieti??? Come coinvolgere questa tipologia di fruitori per arrivare a correte forme di coesistenza tra i vari fruitori?
Inserire tra il punto 2 e punto 3
“L’utilizzo di veicoli motorizzati è vietato al di fuori della viabilità consentita”
Punto 4
L’accensione di fuochi ……
Si richiede espressamente, vista la tipologia dell’area, che non venga concessa questa possibilità ragionevolmente diffusa nel confinante Parco Colletta – si chiede l’eliminazione del punto.
Punto 8
Si parla di “attività economiche”: ma quali, visto che non sono ammissibili in ZPS?
aggiungere Punto 15
Vietato all’interno del parco l’utilizzo di qualunque veicolo motorizzato, elettrico o endotermico, esclusi gli ausili per invalidi e le biciclette elettriche rispettanti la normativa per la circolazione in aree pubbliche ovvero potenza nominale 250W e assistenza sino a 25km/h
aggiungere Punto 16
Divieto di abbandono di qualsiasi tipo di rifiuti
Art 18 – Vigilanza, videosorveglianza, guardiania e attività di controllo
La questione controllo riveste una importanza fondamentale ed è definita attualmente in maniera molto parziale la modalità con la quale occorre affrontare la problematica.
Naturalmente l’azione di vigilanza è riferita non solo all’area ma anche alla sicurezza delle persone, degli animali, delle attrezzature e dei materiali.
Va dettagliato in modo chiaro a chi spettano, in quale forma e modalità, i compiti di vigilanza che saranno conseguenti anche al modello scelto per il Piano di Gestione, naturalmente di concerto con l’Ente Parco.
Considerato però che l’Ente Parco ha già espresso serie perplessità sulla possibilità di garantire un costante controllo con proprio personale, e che non risulta semplice dotarsi di personale di vigilanza che sia in grado di applicare, per competenza e autorità, le normative vigenti in materia di tutela ambientale e naturalistica, sarebbe utile prevedere l’istituzione di un coordinamento, come già avvenuto negli anni ’90, tra le varie forze deputate al controllo ambientale del Territorio: Carabinieri-Comando Unità Forestali/Ambientali, Polizia Municipale, Guardie Ecologiche Volontarie (GEV), Guardie Faunistiche e Venatorie, che in collaborazione con la vigilanza dell’Ente Parco, possano garantire il rispetto della corretta fruizione dell’area con particolare riguardo della ZPS.
L’ipotesi ventilata, che il futuro Ente di Gestione, comunque strutturato, possa assumere personale di custodia, ovvero stipulare contratti con Agenzie Private, oltre che appesantire conseguentemente in maniera importante i costi di gestione (vedi costi preventivati), ci lascia perplessi ed interdetti.
Per offrire la soluzione sul lungo periodo, si rende ancor più necessaria un’azione formativa nei confronti dei fruitori dell’area; considerato che non è sicuramente chiaro al pubblico la percezione della importanza della ZPS e delle aree limitrofe occorre maturare la consapevolezza di comportamenti prudenti e autolimitanti per evitare “disturbo” e anche la presenza fisica in talune circostanze; la necessità di mettere in atto richiamando l’area non come un generico “parco pubblico”, addirittura vocato allo sport e al tempo libero all’aria aperta, è altresì importante un’azione di informazione capillare con cartellonistica esplicativa non solo degli obblighi/divieti ma anche delle valenze naturalistiche presenti
Queste azioni meritano considerazioni e programmi dettagliati perché esse sole sul lungo periodo sono in grado di creare quella cultura dell’ambiente la cui mancanza è il vero ostacolo a comportamenti e fruizione adeguate all’area stessa.
Art. 19 – Art 19. Attività di volontari e Convenzioni
Per quanto riguarda il tema delle attività del volontariato e delle convenzioni da mettere in atto per la gestione dell’area, l’articolo 19 prevede l’autorizzazione e la stipula di convenzioni per lo svolgimento di “attività” non meglio definite.
Occorre innanzitutto definire quali siano le attività compatibili con la tutela dell’area, definendo a priori iniziative non compatibili con la tutela dei luoghi; inoltre va individuato in modo preciso, a quale contesto territoriale si applica questa limitazione, cioè se solo alla ZPS o all’intera area verde.
Sottolineiamo che la limitazione imposta da questo articolo è di difficile conciliazione con la libera fruizione del parco da parte di qualsiasi realtà territoriale, dai semplici cittadini ai gruppi di essi variamente organizzati in comitati spontanei o associazioni.
Prevedere necessariamente la stipula di convenzioni per lo svolgimento di qualunque attività all’interno del parco introduce uno strumento vincolistico, a nostro parere eccessivamente restrittivo e generico che, sebbene possa da una parte contribuire a limitare eventuali accessi indiscriminati nella zona, costituirebbe una vera e propria privatizzazione della fruizione dell’area; andrebbe eventualmente applicata solo per precise porzioni di essa, normando in modo meno restrittivo l’autorizzazione alla fruizione da parte di realtà che già operano in quell’ambito.
Art 20 – Norme generali e sanzioni applicabili
La zona limitata deve essere corrispondente alla ZPS come già indicato nelle osservazioni agli articoli precedenti.
Per poter esprimere compiutamente un parere occorre conoscere l’area delimitata dall’allegato 1.
Consulta Ambiente Verde Città di Torino
Il Presidente
Piergiorgio Tenani
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Pagina aggiornata il 09/12/2024
