{"id":338,"date":"2021-02-25T20:31:44","date_gmt":"2021-02-25T20:31:44","guid":{"rendered":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/?p=338"},"modified":"2021-04-05T20:39:17","modified_gmt":"2021-04-05T20:39:17","slug":"osservazioni-consulta-av-su-piano-strategico-del-verde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/2021\/02\/25\/osservazioni-consulta-av-su-piano-strategico-del-verde\/","title":{"rendered":"Osservazioni Consulta A&amp;V su Piano Strategico del Verde"},"content":{"rendered":"<p>                                                        \t           Alla c.a<br \/>\n\t\t\t\t\t                                                                           Assessore all&#8217;Ambiente, dott. Alberto Un\u00eca<br \/>\n                                                                           Presidente VI Commissione Consiliare, dott. Federico Mensio<br \/>\n                                                                           Dirigente Area Verde, dott.ssa Claudia Bertolotto<\/p>\n<p>PIANO STRATEGICO DELL\u2019INFRASTRUTTURA VERDE <\/p>\n<p>Osservazioni e contributi della Consulta Comunale per l\u2019Ambiente e il Verde<\/p>\n<p>La Giunta Comunale di Torino, su proposta dell\u2019Assessore Un\u00eca, ha approvato in data 29 dicembre 2020 il Piano Strategico dell\u2019Infrastruttura Verde come strumento di analisi e programmazione della gestione e degli investimenti sul sistema del verde pubblico torinese, che avr\u00e0 valenza per i prossimi decenni e che verr\u00e0 ad integrarsi col processo di Revisione  del vigente Piano Regolatore Generale, del quale \u00e8 stata approvata la Proposta Tecnica del Progetto Preliminare, di cui dovr\u00e0 costituire parte essenziale, unitamente al Piano Urbano della Mobilit\u00e0 Sostenibile.<br \/>\nDetto Piano Strategico (che citeremo di qua in avanti come Piano del Verde), prima di arrivare in Consiglio Comunale, \u00e8 all\u2019esame delle Circoscrizioni e di altri Enti, ed \u00e8 aperto  a contributi e osservazioni di associazioni portatrici di interessi diffusi, ed in particolare della Consulta Ambiente e Verde istituita dal Consiglio Comunale. Con le presenti osservazioni la Consulta intende apportare contributi collaborativi ed anche osservazioni critiche in merito ad alcune parti che costituiscono detto Piano del Verde.<\/p>\n<p>PREMESSA<br \/>\nUn Piano del Verde, come componente strutturale della pianificazione urbanistica, era atteso e sollecitato da molti anni; gli \u201cStudi sul Sistema del Verde\u201d in capo all\u2019Assessorato per l\u2019Ambiente dell\u2019epoca, elaborati da P. G. Lucco Borlera tra il 1980 e il 1983 per il Rapporto Preliminare al Piano Regolatore in fase di predisposizione sotto l\u2019Assessorato di Raffaele Radicioni (poi \u201caffossato\u201d), gi\u00e0 delineavano una visione di  sistema per un insieme di parchi che si inanellavano lungo il fiume Po ed i suoi affluenti e a cavallo del territorio collinare, oltre ad analizzare  il fabbisogno di verde di prossimit\u00e0 nelle aree urbanizzate o da urbanizzare. Questa visione di sistema venne meno nel PRG di Gregotti e Cagnardi, in cui mancava un vero \u201cPiano del Verde\u201d, disegnando un vasto insieme di parchi spesso \u201cvirtuali\u201d, anche  se, poco dopo l\u2019adozione del vigente P.R.G. nel 1993, si cerc\u00f2 di rimediare con l\u2019approvazione del Progetto Torino Citt\u00e0 d\u2019Acque, che individuava nei quattro fiumi cittadini e nel territorio collinare una serie di parchi che dovevano costituire l\u2019ossatura di un \u201cSistema Verde-Azzurro\u201d di grande importanza ambientale, rivolto in particolare al recupero e alla fruibilit\u00e0 delle sponde fluviali, ovvero dei principali \u201ccorridoi ecologici\u201d con la previsione di un vasto sistema di parchi lineari, e ipotizzava l\u2019ampliamento dei parchi collinari gi\u00e0 di propriet\u00e0 pubblica attraverso nuove acquisizioni di aree a parco in vista di un vasto Parco Naturale della Collina. Come \u00e8 noto si individu\u00f2 soprattutto nel territorio collinare il modo di soddisfare il fabbisogno di standard a verde attraverso il disegno e l\u2019acquisizione di milioni di mq. di parchi collinari rimasti poi del tutto \u201cvirtuali\u201d, con l\u2019ipotetico metodo degli \u201catterraggi\u201d dei diritti edificatori correlati.<br \/>\nNel 2006 il Consiglio Comunale approv\u00f2 il vigente Regolamento del Verde Pubblico e Privato, importante strumento di tutela, con l\u2019impegno di portare successivamente in approvazione un Piano del Verde. Nel 2008 una prima bozza di Piano del Verde era giunta ad un buon livello di elaborazione, ma poi le priorit\u00e0 si indirizzarono altrove. A distanza ormai di 15 anni non possiamo fare a meno di accogliere positivamente il presente Piano Strategico dell\u2019Infrastruttura Verde, che d\u00e0 attuazione anche alla fondamentale Legge nazionale del 14 gennaio 2013, n. 10, \u201cNorme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani\u201d, a cui hanno fatto seguito altri provvedimenti, fino ad arrivare al Decreto Ministeriale del 10 marzo 2020, che ha stabilito i criteri per la gestione del Verde Urbano ispirati ai principi della sostenibilit\u00e0 ambientale. Tra gli obblighi previsti della citata Legge 10 ricordiamo l\u2019obbligo per i Comuni di garantire le dotazioni territoriali di standard previste dagli strumenti urbanistici, il censimento e la tutela del verde pubblico, l\u2019incremento del patrimonio arboreo e l\u2019obbligo di presentare il bilancio arboreo ad ogni fine mandato, l\u2019impegno a destinare il 50% dei proventi derivati dai permessi di costruire per il recupero e la manutenzione del patrimonio pubblico, e primariamente del verde come bene essenziale.<br \/>\nPer quanto riguarda la Citt\u00e0 di Torino, i passaggi intermedi che hanno portato al presente Piano sono esposti e sintetizzati nella Relazione Generale (a cui rimandiamo), che sintetizza un percorso iniziato con le \u201cLinee Guida\u201d del Piano del Verde approvate dalla Giunta Comunale il 26 giugno 2018, precedute dal Protocollo d\u2019Intesa siglato dalla Citt\u00e0 con il MATTM, la Regione Piemonte e la Citt\u00e0 Metropolitana per lo \u201csviluppo dell\u2019Infrastruttura Verde attraverso contributi e compensazioni\u201d, e poi seguito da Protocolli d\u2019intesa con vari soggetti ed Enti territoriali per interventi di forestazione urbana, fino al recentissimo protocollo d\u2019intesa con Arbolia s.r.l. del 26 gennaio 2021 per detti interventi di forestazione. Il Piano del Verde era stato  gi\u00e0 presentato nelle sue linee essenziali agli Stati Generali del Verde Pubblico il 21 novembre 2019, dopo ulteriori approfondimenti \u00e8 stato ora approvato dalla Giunta Comunale  interfacciandosi anche con il Piano di Resilienza Climatica di recente approvato dalla Citt\u00e0, che riconosce il ruolo del verde urbano come fattore essenziale per la prevenzione e la mitigazione degli effetti dei mutamenti climatici in atto a livello globale. Il Piano del Verde oggi presentato ha visto la collaborazione di numerosi uffici, in capo all\u2019Area Verde, con l\u2019apporto di diversi esperti, \u00e8 certamente di elevato livello, grazie anche alle diverse Tavole di Piano, e ad un censimento sistematico del Verde Urbano in tutte le sue articolazioni, con le sue diverse caratterizzazioni e funzioni. Pertanto la Consulta Ambiente e Verde non pu\u00f2 che formulare un giudizio positivo sul lavoro svolto in questi due anni e mezzo, trascorsi  dal momento in cui ne furono approvate le Linee Guida. A seguire formuliamo alcune osservazioni, nonch\u00e9 proposte da inserire in un Piano Strategico che avr\u00e0 una dimensione di medio-lungo periodo,  impegnando anche le prossime Amministrazioni .<\/p>\n<p>OSSERVAZIONI SPECIFICHE AL PIANO<\/p>\n<p>\u201cCaratterizzazione del verde urbano di Torino\u201d(cap. 1, pp. 9 e segg.):  L\u2019infrastruttura verde di Torino nel 2020.<br \/>\nIl capitolo fornisce una \u201cfotografia\u201d corredata di dettagliati dati analitici delle varie tipologie di verde in citt\u00e0, ulteriormente  rappresentati nelle Tavole di Piano, relativamente soprattutto alle aree pubbliche. In merito ai dati quantitativi ivi riportati, prendendo atto nella Relazione che il censimento del Verde Pubblico di Torino conduce ad una quantificazione di oltre 18 milioni di mq., comprensivi di aree verdi, aree coltivate, aree boschive di propriet\u00e0 comunale, si rileva che sussistono anche 30 milioni di mq. di aree verdi e boschive in capo ad altri soggetti. Sarebbe utile in questo contesto determinare in quale percentuale tali aree fanno capo ad altri  soggetti pubblici, come Regione, Citt\u00e0 Metropolitana, Aziende Sanitarie Ospedaliere, Demanio statale e ferroviario, al fine di prevedere possibili accorpamenti e sinergie, e in quale percentuale siano invece di soggetti a carattere strettamente privatistico. Nella visione complessiva di un \u201cSistema del Verde Urbano\u201d e della sua funzione ecosistemica sarebbe utile una cartografia che le identificasse, in vista di auspicabili accorpamenti, proprio in una visione \u201ceco sistemica\u201d. <\/p>\n<p>\u201cCaratterizzazione del verde urbano di Torino\u201d &#8211; La collina di Torino: il territorio e i parchi collinari (cap. 1, pp. 19  e segg., e p. 49).<br \/>\nCome gi\u00e0 proposto nelle osservazioni della Consulta Ambiente e Verde alla Proposta Tecnica della Variante Generale al PRG, questo \u00e8  uno dei punti critici all\u2019interno di un Piano del Verde. Inseriti del PRG del 1995 con l\u2019ipotesi di portarli in attuazione con il meccanismo degli atterraggi dei diritti edificatori nella parte piana, in un quadro complessivo che ipotizzava una dotazione di aree a parco di ben 32 milioni di mq., richiedono ora un profondo ripensamento. Nel presente Piano del Verde, e nella citata Proposta Tecnica, \u00e8 stata individuata una nuova destinazione urbanistica, quella delle Zone Agricole Ecologiche (ZAE), che ha ridisegnato anche la fisionomia dei parchi collinari. Le aree collinari destinate a Parco sono state riviste, mentre le ZAE hanno giustamente ipotizzato che una parte cospicua del territorio collinare possa essere prevista, qualora abbia caratteristiche adeguate, per ospitare attivit\u00e0 agricole, che potrebbero contribuire anche ad un miglior assetto del territorio collinare, afflitto da vistosi fenomeni di dissesto idrogeologico, e ad una riqualificazione di aree boscate fortemente degradate (computate a pag. 52 in ca. 10 milioni di mq.). Il patrimonio boschivo della collina di Torino, pubblico o privato, ha un rilevante valore ecologico, e potrebbe essere riqualificato anche per la molteplicit\u00e0 delle sue funzioni; ricordiamo in proposito anche il recente studio di F. Zabini e F. Meneguzzo, promosso dal CNR e dal Comitato Scientifico del CAI, \u201cTerapia Forestale\u201d, che riporta i benefici connessi colla frequentazione dei boschi e dei sentieri boschivi. All\u2019interno del presente Piano, per i parchi collinari di propriet\u00e0 comunale (e in aree extraurbane di propriet\u00e0 della citt\u00e0) viene formulata la presentazione di un Piano Forestale Aziendale (PFA), certo necessario, ma resta aperto il tema del recupero delle aree boscate di propriet\u00e0 privata (o di altri Enti), per il quale occorre individuare forme di incentivazione di concerto con l\u2019Amministrazione (in forma di Consorzi), anzich\u00e9 continuare a ipotizzare improbabili destinazioni a parco, con il meccanismo finora mai attuato degli \u201catterraggi\u201d.<br \/>\nCome per il Progetto Torino Citt\u00e0 d\u2019Acque, anche per il territorio collinare occorre individuare le (poche) aree utili ai collegamenti e agli ampliamenti dei parchi esistenti, preferibilmente lungo il tracciato del c.d. Anello Verde, cancellando per contro la virtuale destinazione \u201ca parco\u201d per aree comunque inedificabili che non avranno mai interesse per la citt\u00e0 qualora venissero cedute. Occorre inoltre consolidare  col vincolo del pubblico passaggio (pedonale) la Rete Sentieristica (vedi slide a pag. 40), che ammonta a circa 70 km. di sentieri, identificati in cartografia, la cui regolare manutenzione e segnaletica non pu\u00f2 essere unicamente affidata anche in futuro al volontariato del Terzo Settore e alla associazioni che hanno operato in questi anni, ma deve passare in carico alla citt\u00e0, mentre la fruizione pu\u00f2 essere garantita da associazioni rivolte alla conoscenza  del territorio e all\u2019educazione ambientale. Tutto ci\u00f2 anche considerando il fatto che i parchi collinari, \u201cpolmone verde\u201d della Citt\u00e0,  sono sottoposti ad un\u2019usura crescente con l\u2019incremento della loro frequentazione, fatto certo positivo, che comporta tuttavia l\u2019assegnazione di adeguate risorse nel presente e nel futuro per interventi di ripristino anche a causa di diffusi fenomeni erosivi.<\/p>\n<p>Il \u201cVerde Ricreativo\u201d (cap. 2):<br \/>\nIl Sistema del Verde, secondo la Relazione, conta in totale 48 milioni di mq., per il 37% di propriet\u00e0 comunale, e 9,5 milioni di mq. di propriet\u00e0 comunale. Ci\u00f2 senza considerare le alberate, ovvero 60.000 alberi \u201csu filare\u201d (ovvero i viali alberati), su un totale di 110.000 alberi complessivi In questo vasto patrimonio, suddiviso nelle diverse classificazioni, rientra il cosiddetto \u201cVerde Ricreativo\u201d (ovvero il verde attrezzato, inclusi parchi e giardini). Riteniamo che nel Piano sarebbe da approfondire l\u2019analisi del \u201cverde ricreativo\u201d, che ammonta a 11 milioni di mq, ovvero il 60% del verde pubblico, come indicato a pag. 15,  al fine di verificare quali siano effettivamente le superfici libere da costruzioni di tali aree, che spesso ospitano piastre per il pattinaggio e \u201cskate park\u201d, e numerosi  impianti sportivi e ricreativi, certamente utili come servizi ai cittadini, ma che contribuiscono sovente a produrre l\u2019effetto \u201cbolla di calore\u201d, limitando l\u2019interscambio termico. Analogamente andrebbero quantificate, all\u2019interno dei maggiori parchi cittadini, le superfici bitumate o cementate, o occupate da parcheggi e viabilit\u00e0, nominalmente tutte classificate come \u201cverdi\u201d anche nella cartografia del vigente PRG, per le quali andrebbero previsti interventi di de-impermeabilizzazione nel contesto di pi\u00f9 ampi interventi di manutenzione straordinaria dei prossimi anni, con l\u2019inserimento di pavimentazioni filtranti e drenanti. Andrebbe approfondita quindi anche un\u2019indagine sulla \u201cqualit\u00e0 del verde\u201d al fine di migliorarne le caratterizzazioni ambientali. Andrebbe anche censito il \u201cverde su soletta\u201d realizzato sopra parcheggi in struttura, che certo non ha le qualit\u00e0 del verde in piena terra.<br \/>\nLa recente emergenza pandemica, con le misure di \u201cchiusura\u201d in citt\u00e0 per cittadini giovani e anziani, e la chiusura dei centri sportivi, ha anche fatto emergere forme di utilizzo dei parchi cittadini per attivit\u00e0 sportive libere e a \u201ccielo aperto\u201d, in forma autogestita, senza ricorrere sempre a centri sportivi \u201cstrutturati\u201d con rilevante occupazione di suolo libero. Anche questa \u201criscoperta\u201d dei parchi andr\u00e0 in futuro fortemente valorizzata, senza ricorrere necessariamente ad aree attrezzate per il fitness, spesso soggette a stupidi vandalismi. In quest\u2019ultimo anno si \u00e8 anche incrementata pi\u00f9 in generale la frequentazione dei parchi cittadini, ma anche l\u2019usura, che richiede un rafforzamento di interventi manutentivi.<br \/>\nSempre per quanto riguarda il \u201cVerde Ricreativo\u201d, del quale viene analizzata opportunamente la distribuzione e ubicazione in rapporto con i vari quartieri della citt\u00e0, ravvisandone in taluni quartieri la carenze rispetto all\u2019obiettivo di poter disporre di 25 mq. di \u201cverde di prossimit\u00e0\u201d per ogni cittadino, raggiungibile in pochi minuti (con l\u2019obiettivo di una distanza massima di 300 m. dalla propria abitazione), riteniamo che tale fabbisogno di verde andrebbe specificato in rapporto con le Zone Urbane di Trasformazione e le Aree da Trasformare per Servizi non ancora attuate, al fine del raggiungimento di tali obiettivi, per rafforzarne sia le \u201cFunzioni ecologiche\/ambientali\u201d, sia le \u201cFunzioni socio-culturali\u201d, come individuate nella Premessa alla Relazione Illustrativa. Attraverso tale correlazione anche l\u2019attuazione dei vari P.E.C. relativi alle aree a servizi di tali aree di trasformazione potrebbe corrispondere ad una strategia mirata. Nella Relazione (pag. 63) si legge che le nuove aree verdi previste all\u2019interno di aree di trasformazione di prossima attuazione ammontano a 276.000 mq., sulla base di progetti approvati o varianti urbanistiche in fase di attuazione,  ma sarebbe utile aggiungere anche il dato relativo a tutte le ZUT e ATS ancora non attuate, al fine di valutarne la dislocazione, ed eventuali accorpamenti, sulla base dei fabbisogni zonali. Andrebbe anche approfondita l\u2019analisi delle aree a Servizi di propriet\u00e0 della Citt\u00e0, o ad essa cedute, classificate come \u201cSv\u201d, per individuarne le priorit\u00e0 di sistemazione a verde pubblico di prossimit\u00e0 (come nel caso dell\u2019area di Madonna della Salette in Borgata Parella), prima di prevederne l\u2019alienazione o la trasformazione in forma convenzionata ad opera di soggetti a carattere privatistico con concessioni trentennali.<br \/>\nNell\u2019ambito del cosiddetto \u201cVerde Ricreativo\u201d il Piano dovrebbe anche rivalutare l\u2019importanza di ruscelli, fontane, specchi d\u2019acqua, non soltanto come elementi di \u201cabbellimento\u201d e di biodiversit\u00e0, ma anche per il ruolo che l\u2019acqua pu\u00f2 svolgere all\u2019interno di parchi e giardini per la mitigazione dell\u2019effetto bolla di calore, mentre al momento l\u2019Area Verde \u00e8 chiamata ad occuparsi soltanto delle fontane \u201cmonumentali\u201d. Per carenza di risorse e per le responsabilit\u00e0 in caso di incidenti, molte fontane e specchi d\u2019acqua (dal Valentino a Piazza d\u2019Armi) sono stati di fatto abbandonati, e nel Piano ne andrebbe programmata la riattivazione o il restauro.<\/p>\n<p>\u201cIl Verde ricreativo\u201d : Strategie di Sistema (cap. 2)<br \/>\nNel paragrafo finale (\u201cStrategie di sistema\u201d, pp. 48 e segg.), riteniamo che andrebbe fatto un bilancio complessivo del completamento dei \u201ccorridoi ecologici\u201d e delle previsioni di nuovi parchi che hanno trovato attuazione, di quelle ancora non attuate, e di quelle che si sono rivelate non attuabili,  relativamente ai diversi progetti messi in campo dalla Citt\u00e0 dopo il 1995. E ci\u00f2 con particolare riferimento alla realizzazione di quei parchi fluviali e collinari previsti nel 1995, allorch\u00e9 fu approvato in via definitiva il vigente PRG.<br \/>\nLo stato di avanzamento del Progetto Torino Citt\u00e0 d\u2019Acque.<br \/>\nConsiderato che tale progetto, approvato alla fine del 1993, ha potuto procedere con non poche difficolt\u00e0, sia per la complessa acquisizione delle aree destinate a parco dal vigente PRG (tramite espropri o meccanismi di atterraggio nelle Z.U.T. a ci\u00f2 predestinate), riteniamo che, all\u2019interno del proposto Piano del Verde, sarebbe fondamentale produrre un bilancio e un\u2019analisi dello stato di avanzamento di tale progetto, che prevedeva il recupero delle sponde di tutti i fiumi cittadini. Alle pp. 96 e segg. viene illustrata una \u201cProgettazione Dimostrativa\u201d relativa alle Basse di Stura, area notoriamente compromessa che necessita interventi di bonifica, e che rappresenta forse il tassello pi\u00f9 complesso del Progetto Torino Citt\u00e0 d\u2019Acque. Va rilevato che mancano ancora numerosi tasselli per il completamento e l\u2019avanzamento del Progetto. Citiamo tra gli altri: la sponda sinistra della Stura di Lanzo dal ponte Amedeo VIII a Strada dell\u2019Aeroporto, risalendo  da Lungo Stura Lazio alla vecchia discarica AMIAT (ora Parco della Marmorina, di propriet\u00e0 della Citt\u00e0), a Strada Bellacomba; la sponda sinistra del Sangone, dal ponte di corso Unione Sovietica al Castello del Drosso; le sponde della Dora Riparia a monte di via Pietro Cossa fino al Comune di Collegno con la connessione al Parco Agronaturale della Dora ivi previsto; citiamo anche interventi di minore entit\u00e0, come il completamento del parco del Fioccardo e quello del  parco del Meisino, in sponda destra Po, ove persistono numerose attivit\u00e0 incompatibili.<br \/>\nIl completamento del Progetto Torino Citt\u00e0 d\u2019Acque, da individuare come uno degli \u201cassi portanti\u201d  del presente Piano Strategico, pur nella complessit\u00e0 delle sue procedure di avanzamento e di finanziamento, dovrebbe costituire parte essenziale di un Piano che guardi verso il 2030 ed oltre, indicando criticit\u00e0  sopravvenute e priorit\u00e0 attuali.<\/p>\n<p>L\u2019orticoltura urbana (cap. 3)<br \/>\nLa Relazione illustra ampiamente l\u2019evoluzione dell\u2019orticoltura urbana, nel passaggio dagli orti spontanei ai primi orti circoscrizionali, fino agli orti associativi e agli orti scolastici. L\u2019orticoltura \u00e8 ormai largamente riconosciuta nel suo valore sociale ed anche nelle sue funzioni ecologiche (si parla anche di \u201cortoterapia\u201d), e le tavole rappresentano la larga diffusione di questa pratica, che nei nuovi progetti (come il parco dei Laghetti Falchera) \u00e8 stata ampiamente inserita. Anche all\u2019interno del tessuto urbano pi\u00f9 denso si sta diffondendo in aree private la pratica dell\u2019orticoltura su terrazzi, tetti piani, piccoli spazi condominiali, grazie anche a coltivazioni \u201cidroponiche e acquaponiche\u201d, con l\u2019utilizzo di vasche e infine gli \u201corti verticali\u201d. La nostra Consulta pone in evidenza anche l\u2019opportunit\u00e0 di far conoscere attraverso corsi formativi l\u2019utilizzo e la diffusione della Permacoltura, che rientra nella buona pratica dell\u2019Economia Circolare, e promuovere l\u2019utilizzo sia negli orti comunali sia negli orti associativi l\u2019utilizzo delle Compostiere, in alternativa allo scarto dei materiali organici prodotti. Per quanto riguarda il ruolo dell\u2019Amministrazione Comunale nello sviluppo dell\u2019orticoltura \u201csociale\u201d,  la Relazione evidenzia anche la \u201csofferenza economica\u201d, ovvero la carenza di risorse nel poter mettere anche in futuro a disposizione dell\u2019utilizzo pubblico aree attrezzate a ci\u00f2 destinate, e la necessit\u00e0 di pensare a nuovi modelli attraverso possibili concessioni di aree pubbliche, con l\u2019utilizzo di aree atte all\u2019uso agricolo, data la titolarit\u00e0 di numerose aree pervenute alla Citt\u00e0. In merito, precisando l\u2019opportunit\u00e0 di procedute di evidenza pubblica, e pur condividendo l\u2019ipotesi di utilizzare aree pubbliche all\u2019interno delle Z.A.E., sottolineiamo la necessit\u00e0 di non frammentare aree agricole omogenee nel territorio perturbano, caratterizzate dalla presenza di cascine ed edifici rurali significativi, canali irrigui e filari arborei, verificando semmai la possibilit\u00e0 di metterle a disposizione di cooperative di giovani attraverso bandi per la loro concessione; \u00e8 auspicabile anche utilizzare per l\u2019orticoltura aree \u201cdi margine\u201d (purch\u00e9 non compromesse da discariche abusive e sostanze inquinanti) di propriet\u00e0 pubblica (compreso il Demanio), o anche aree intercluse poco utilizzabili per destinazione a giardini pubblici, proprio per evitarne l\u2019abbandono e incrementando la tutela del territorio. Tra gli esempi significativi citiamo il \u201cViale della Frutta\u201d con gli orti realizzati in borgata Parella, per la doppia valenza ambientale e sociale delle realizzazioni.<br \/>\nImportante \u00e8 anche che nel Piano del Verde venga riconosciuta la realt\u00e0 dell\u2019Apicoltura, promuovendo corsi formativi per il suo sviluppo, anche per il contributo che tale pratica porta all\u2019impollinazione, significativo nelle aree collinari e nelle zone agricole, sia  di propriet\u00e0 della Citt\u00e0 che di altri soggetti.<br \/>\nNon \u00e8 certo compito del Piano Strategico individuare nel dettaglio le aree di possibile utilizzo per l\u2019orticoltura urbana, ma andrebbe meglio definita la tipologia (anche con la \u201ccaratterizzazione\u201d ambientale dei suoli) e individuarne le necessit\u00e0 territoriali.<br \/>\nPeraltro assai opportunamente \u00e8 giunta anche di recente (con Delibera del 9 febbraio 2021), l\u2019approvazione da parte della Giunta Comunale del Piano Operativo degli Orti Urbani, che d\u00e0 il via ad  una serie di analisi chimiche rivolte ad individuare la possibile presenza di sostanze inquinanti negli orti urbani circoscrizionali, ed in seguito anche agli orti associativi, nell\u2019intento di garantire la salute dei fruitori e la qualit\u00e0 dei prodotti .<\/p>\n<p>Il Verde Ecosistemico e gli interventi di Forestazione Urbana (cap. 4, pp. 81-82)<br \/>\nApprezzando i piani di forestazione urbana attualmente in corso e gli interventi previsti, sia in forma \u201ccompensativa\u201d da parte di soggetti privati, sia facenti capo ad altri Enti Territoriali come la Citt\u00e0 Metropolitana, facciamo anche presente che tali interventi non andrebbero unicamente indirizzati verso la forestazione di aree a parco gi\u00e0 esistenti. Si possono proporre anche altre aree, in larga parte compromesse dal punto di vista ambientale, in cui tali interventi possono contribuire comunque all\u2019assorbimento della CO2, ed anche alla \u201crigenerazione\u201d di suoli compromessi, magari attraverso coltivazioni ad uso non alimentare, con impianti arborei rivolti a coltivazioni di piante da legno. L\u2019esempio pi\u00f9 significativo pu\u00f2 essere quello della Basse di Stura in sponda destra (trattato nel Piano in una \u201cProgettazione Dimostrativa\u201d), ma anche in aree industriali dismesse non proponibili per destinazioni a verde pubblico, gerbidi, fasce di pertinenza stradale, aree di risulta che possono acquisire gradualmente valore ambientale, ed anche aree demaniali. Ai fini del raggiungimento degli obiettivi di assorbimento di CO2 si prospetta la necessit\u00e0 di impianto di 50.000 nuovi alberi, e andrebbero individuati criteri di localizzazione anche in una dimensione metropolitana per la costituzione di una \u201cgreen belt\u201d nelle aree periurbane.<br \/>\nInoltre nella \u201cForestazione Urbana\u201d potrebbe essere inserita la realizzazione di nuovi viali alberati, accompagnati da siepi e cortine arbustive, in alcuni grandi arterie periferiche oggi quasi totalmente disadorne o con alberature compromesse, bisognose di ricostituzione. Citiamo solo alcuni esempi: via Reiss Romoli, via Botticelli, Lungo Stura Lazio, via De Sanctis, via Guido Reni, via Settembrini, via Vigliani, e la prosecuzione dell\u2019intervento gi\u00e0 avviato su via Zino Zini. Certo impiantare un\u2019alberata su viali periferici \u00e8 pi\u00f9 costoso, e magari vi \u00e8 un elevato tasso di mor\u00eca nei nuovi impianti, ma ci\u00f2 potrebbe dare l\u2019avvio alla riqualificazione di territori sovente degradati che da molti anni non sono pi\u00f9 stati oggetto di interventi significativi, privilegiando lungo questi assi meri interventi viabilistici. Sulla loro possibile \u201cforestazione\u201d (termine in questo caso improprio) sarebbe necessario investire nel lungo periodo, magari utilizzando oneri di urbanizzazione generati da aree limitrofe. Un Piano del Verde dovrebbe quindi prevedere anche la realizzazione di queste \u201cconnessioni verdi\u201d, individuandole come proposte progettuali, in territori periferici troppo spesso trascurati, ai fini della mitigazione del clima urbano e degli effetti del traffico veicolare, inserendovi anche percorsi ciclopedonali. <\/p>\n<p>Il Verde Ecosistemico &#8211; \u201cCompensazioni Ambientali\u201d (cap. 4)<br \/>\nUn tema critico, non ancora risolto a livello nazionale e regionale con un organico disegno di legge, gi\u00e0 toccato anche nel processo di Revisione del PRG, \u00e8 quello del consumo di suolo, con l\u2019enunciato di pervenire al \u201cconsumo di suolo Zero\u201d, affrontato nel capitolo 4 paragrafo 6, \u201ccompensazione del suolo\u201d, ove si afferma che \u201cle compensazioni ambientali siano da realizzarsi prioritariamente attraverso interventi di de-impermeabilizzazione, ricostituzione del suolo (anche tramite riuso) e di rinaturalizzazione di superfici gi\u00e0 consumate, di propriet\u00e0 della Citt\u00e0 e destinate a servizi\u201d.  Obiettivo enunciato dall\u2019Amministrazione Comunale nelle sue linee programmatiche, \u00e8 quello dell\u2019arrivare al \u201cConsumo di suolo Zero\u201d, che andrebbe comunque articolato in modo pi\u00f9 dettagliato. Tra i \u201csuoli liberi\u201d abbiamo aree agricole di pregio, zone di risulta di trasformazioni urbanistiche, pertinenze di complessi industriali dismessi, piccole aree intercluse all\u2019interno dell\u2019edificato, tratti di sponde fluviali, \u201corti spontanei\u201d in aree private, orti regolamentati in aree pubbliche. La casistica \u00e8 complessa, e ogni ipotesi di compensazione dovrebbe essere accompagnata da un\u2019analisi della qualit\u00e0 dei suoli; sappiamo che occorrono decenni per ricostituire la qualit\u00e0 di terreni gi\u00e0 compromessi, e ancor pi\u00f9 quando necessitano interventi di bonifica ambientale o messa in sicurezza attraverso \u201ccapping\u201d o fitorigenerazione. Opportunamente si indica che eventuali compensazioni dovranno essere \u201cunivoche\u201d, ovvero articolarsi in un unico intervento, per evitare la frammentazione, ed essere \u201comologhe\u201d (nella qualit\u00e0 dei suoli). Andrebbe comunque ribadito che gli interventi che comportano consumo di suolo libero non possano essere autorizzati  nelle ZAE, nelle aree previste a parco urbano, fluviale e collinare, e nelle Aree a Servizi previste prioritariamente per la realizzazione della dotazione zonale di  verde (verde di prossimit\u00e0), anche qualora se ne ipotizzasse la trasformazione in complessi sportivi. Non riteniamo opportuno, e coerente con gli obiettivi enunciati, che si preveda la possibilit\u00e0 di \u201cmonetizzare\u201d le compensazioni ambientali, i cui importi dovrebbero essere poi vincolati (in appositi capitoli di bilancio) col generico fine di incrementare l\u2019infrastruttura verde e rivolgersi a interventi di riqualificazione ambientale, lasciando tuttavia eccessiva discrezionalit\u00e0 nelle loro ubicazioni, mentre dovrebbero essere indirizzati con precisione ad eventuali compensazioni ambientali \u201comologhe\u201d in aree di immediata prossimit\u00e0 delle aree di intervento, da definirsi nel momento stesso in cui si ammettesse la possibilit\u00e0 di monetizzazione.<\/p>\n<p>Il Verde Ecosistemico \u2013 Progettazione dimostrativa (cap. 4)<br \/>\nIn riferimento al par.7 &#8211; progettazione dimostrativa, per quanto riguarda il recupero di aree di particolare degrado ambientale e inquinate da sostanze residue di lavorazioni industriali di decine di anni, suggeriamo un approccio multidisciplinare, facendo intervenire differenti dipartimenti universitari di UNITO dove da molto tempo seguiamo studi e sperimentazioni innovativi molto promettenti. L\u2019approccio multidisciplinare a cui ci riferiamo riguarda il coinvolgimento di organismi viventi appartenenti a \u201cregni\u201d differenti: utilizzo di batteri, piante e contemporaneamente di funghi che vengono riprodotti appositamente in laboratorio allo scopo di captare sostanze velenose dal suolo per essere successivamente smaltite in modo corretto, oppure in altri casi per trasformare direttamente sostanze velenose in sostanze \u201cinerti\u201d dal punto di vista ambientale. Numerosi studi e sperimentazioni anche riguardanti aree molto estese in vari siti in Italia indicano una possibile direzione nuova che molte nazioni stanno seguendo intuendo la grande potenzialit\u00e0 e rappresentano un\u2019occasione importante di vero recupero ambientale che varrebbe la pena seguire, stimolare e supportare. Sarebbe quindi utile avviare un\u2019analisi di alcune delle zone indicate in questo capitolo (es. Basse di Stura) per evidenziare se gli studi menzionati sono applicabili alla specifica tipologia di degrado ambientale e intraprendere una seguente iniziativa di recupero veramente all\u2019avanguardia.<\/p>\n<p>Le aree coltivate e le Zone Agricole Ecologiche (cap. 5, Il verde coltivato)<br \/>\nIl Piano censisce ca. 2 milioni di mq. di propriet\u00e0 della citt\u00e0 attualmente coltivate, mentre ca. 4 milioni di mq. sono di propriet\u00e0 di altri soggetti. Non \u00e8 facilmente individuabile la distinzione tra le aree effettivamente coltivate e quelle pi\u00f9 genericamente proponibili per gli usi agricoli. La destinazione a ZAE viene opportunamente, per buona parte di queste aree (in particolare nella Zona Nord),  a rivedere la generica destinazione a parco prevista dal PRG del 1995, riconoscendole finalmente come aree agricole effettivamente coltivate o adatte alla coltivazione, fermo restando anche che molte di queste aree richiederebbero la conversione a pratiche colturali di miglior qualit\u00e0. Alcune di esse sono in parte (se di titolarit\u00e0 della citt\u00e0) proponibili per l\u2019orticoltura urbana, in forma associativa e convenzionata, anche per impedirne il degrado e l\u2019abbandono. Il Piano prevede il recupero o il riutilizzo di alcuni edifici rurali collocati all\u2019interno dei parchi cittadini, sulla base di un progetto ormai datato che si denominava \u201cCascine nei Parchi\u201d.  Occorre a nostro parere procedere anche un censimento e a una identificazione degli edifici rurali inseriti nel territorio agricolo periurbano, censimento gi\u00e0 in possesso della Amministrazione Comunale (\u201cRicognizione documentale e fotografica delle cascine site nel territorio di Torino. Parte Piana\u201d), effettuato nel 2000 per conto della Divisione Edilizia e Urbanistica ad opera dell\u2019arch. Silvio Ainardi. Pur considerando che molti di questi edifici rurali sono ormai inglobati nel territorio urbanizzato, e che alcuni di essi sono gi\u00e0 stati oggetto di trasformazioni urbane (come la Cascina Fossata,  la Continassa,  la Filanda del Meisino), resta comunque la necessit\u00e0 di identificare, sia nel Piano del Verde sia nella Revisione del PRG, gli edifici di maggior pregio inseriti all\u2019interno di vaste aree rurali (citiamo ad es. la Cascina Lamarmora, la Pellerina, la Saffarona, il Mineur, la Bellacomba, la Nobella, la Ca\u2019 Bianca), con le loro pertinenze di filari alberati, e canali irrigui. Gli edifici di maggior pregio collocati in questi territori rurali, ora compresi nelle ZAE, andrebbero non solo opportunamente tutelati all\u2019interno del PRG qualora non censiti e \u201cbaffati\u201d, ma anche valorizzati all\u2019interno di un Piano del Verde per consolidarne la presenza e rilanciarne la funzione ai fini delle attivit\u00e0 agricole ad esse collegate , come \u201cpresidi del territorio\u201d (si veda ad es. il ruolo svolto dalle cascine all\u2019interno del Parco Sud di Milano o degli edifici rurali nel parco dell\u2019Appia Antica a Roma),  magari per l\u2019inserimento di attivit\u00e0 florovivaistiche di qualit\u00e0 (non meri \u201cpunti di vendita\u201d come tanti \u201cGarden Centers\u201d).<br \/>\nSarebbe anche opportuno che nel Piano del Verde venisse prevista la possibilit\u00e0 (di concerto con la Divisione Urbanistica) di creare nuove porzioni di ZAE, o eventuali accorpamenti con quelle gi\u00e0 esistenti, per poter recepire eventuali richieste provenienti da parte di gruppi di proprietari di immobili esistenti situati nel contesto di aree gi\u00e0 coltivate o coltivabili; ovvero porzioni significative attualmente inserite in Aree a Servizi o in Zone di Trasformazione, i cui proprietari proponessero di rinunciare alle loro  capacit\u00e0 edificatorie  per \u201cretrocederle\u201d all\u2019uso agricolo<\/p>\n<p>Il Verde come \u201cBene Turistico\u201d (cap. 6)<br \/>\nIndiscutibilmente il verde e i parchi sono anche un \u201cbene turistico\u201d, che contribuisce a rafforzare l\u2019immagine della citt\u00e0 e a farne conoscere tutte le potenzialit\u00e0. Purtroppo oggi manca un piano di comunicazione e di pubblicazione di adeguati materiali informativi, che non pu\u00f2 essere delegato a \u201cTurismo Torino\u201d. Il normale visitatore della nostra citt\u00e0 di solito non va oltre piazza Vittorio e il Parco del Valentino, non raggiunge i parchi fluviali, ignora l\u2019esistenza dei parchi storici collinari del Parco di Superga e del parco della Maddalena (salvo il Faro della Vittoria), non conosce l\u2019esistenza di edifici storici e parchi come quelli di Villa della Regina o la \u201cVigna di Madama Reale\u201d (Villa Abegg) che andrebbero inseriti quanto meno nei circuiti di visita delle Residenze Sabaude e di \u201cCorona Verde\u201d, cos\u00ec come il Castello di Moncalieri.<br \/>\nAnche l\u2019inserimento del territorio fluviale e collinare di Torino nella Riserva della Biosfera Collina Po col riconoscimento MAB-UNESCO \u00e8 attualmente di fatto quasi ignorato o comunque non valorizzato, malgrado tale riconoscimento non comporti solo l\u2019apposizione di un \u201cmarchio\u201d, ma richieda anche da parte delle Amministrazioni interessate lo sviluppo di azioni mirate per la conservazione e il miglioramento di tale patrimonio naturale, di concerto tra le Amministrazioni Comunali e l\u2019Ente Parco (per i SIC e le ZPS). Anche un progetto come VenTo, la lunga ciclovia che dovrebbe seguire  il percorso dell\u2019asta fluviale  da Venezia a Torino, non ha avuto nella nostra citt\u00e0 un riconoscimento adeguato, con segnaletica e punti d\u2019appoggio, per superarne le \u201cstrozzature\u201d e i nodi urbani soprattutto in prossimit\u00e0 dei ponti sul Po, e per promuoverne  la fruizione. Un Piano Strategico del Verde dovrebbe prevedere nei prossimi anni anche azioni orientate in tale senso.<\/p>\n<p>Le gestione del Verde Pubblico (cap. 8)<br \/>\nEsprimiamo le nostre perplessit\u00e0 in merito alle scelte politiche ipotizzate per la gestione del verde. Sembra inarrestabile la scelta che si \u00e8 venuta consolidando in questi decenni (i dati partono dal 1970) in merito alla esternalizzazione della manutenzione ordinaria e straordinaria del verde, con la progressiva riduzione del Comparto Giardinieri da 400 a 46 (settembre 2020), e alla eventuale scelta del Global Service (pp. 137-9), per il quale vengono indicati i modelli di Milano e di Bologna. In tale eventualit\u00e0 vanno definite le risorse da assegnare a tale proposta, comparando impegni di spesa, dimensioni degli spazi verdi e dei parchi delle varie citt\u00e0 prese in esame,  i risultati finora ottenuti, e soprattutto calcolare quali risorse dovrebbe impegnare la nostra citt\u00e0 per raggiungere obiettivi di qualit\u00e0. In ogni caso andrebbe a nostro parere, anche in tale eventualit\u00e0, garantito un robusto organico di giardinieri impegnati negli interventi sulla zona aulica, sui parchi e sui giardini storici.  Se l\u2019obiettivo indicato \u00e8 quello della \u201cesternalizzazione\u201d e dell\u2019efficientamento con la riduzione dei costi del personale, non si pu\u00f2 tuttavia trascurare  il ruolo fondamentale dell\u2019Area Verde anche nel rapporto con i cittadini e nelle problematiche di quartiere, sia nella manutenzione ordinaria sia nella progettazione del verde, al fine di favorire la partecipazione.<br \/>\nIn questi anni vi \u00e8 stata anche la progressiva smobilitazione di magazzini e punti d\u2019appoggio del Servizio nei parchi e nelle aree verdi, che erano utili funzionalmente per alcuni interventi puntuali e per il presidio del territorio; andrebbe verificato se tale scelta \u00e8 irreversibile, e se non andrebbe parzialmente  ripensata (pensiamo ad es. al parco del Valentino).<br \/>\nSe il ruolo della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini \u00e8 riconosciuto come fondamentale anche dal vigente Regolamento del Verde,  non \u00e8 credibile n\u00e9 opportuno che venga totalmente \u201cesternalizzato\u201d, sia nella progettazione di nuove aree verdi sia negli interventi di cura e manutenzione del verde e delle alberate esistenti. Pi\u00f9 in generale, in un Piano del Verde di carattere \u201cstrategico\u201d come quello delineato, riteniamo assai criticabile che si ipotizzi, tra le \u201cProspettive Future\u201d (pag. 139), il \u201ctrasferimento di parte delle attivit\u00e0 di programmazione ed organizzazione della manutenzione ordinaria del verde dagli uffici della Citt\u00e0 alle imprese appaltatrici\u201d,  delegando di fatto a queste ultime anche il delicato rapporto con i cittadini.<br \/>\nCi domandiamo anche per quale motivo in tale capitolo, dopo aver ricostruito la storia delle \u201cGiardinerie Torinesi\u201d (pp. 135 e segg.), non si faccia alcuna menzione dell\u2019esistenza dell\u2019Istituto Bonafous e delle Serre di Chieri, realt\u00e0 in cui si sintetizza la storia del \u201ccorpo\u201d dei giardinieri e soprattutto l\u2019attivit\u00e0 formativa, con una \u201cscuola torinese di giardinaggio\u201d che veniva citata come modello fino a pochi anni or sono. Analogamente andrebbe precisato un impegno a mantenere in vita i Vivai del Regio Parco, di cui non si fa menzione, e del ruolo che possono svolgere anche in futuro. Inoltre, pur consci delle difficolt\u00e0 di mantenere in funzione le Serre di Chieri come \u201cattivit\u00e0 produttiva\u201d interna alla Citt\u00e0 di Torino, riteniamo che in un Piano del Verde andrebbe esplicitata chiaramente  o la scelta di rinunciare completamente a questo patrimonio pubblico con la collegata attivit\u00e0 formativa, oppure in alternativa quella di mantenerlo vitale attraverso convenzionamenti con altri Enti territoriali ed altri soggetti pubblici o privati, riconoscendola come di primaria importanza.<br \/>\nRiteniamo soprattutto  che l\u2019Area Verde, pur in una prospettiva di \u201cesternalizzazione\u201d del servizio come quella delineata, debba mantenere una vigorosa \u201ctesta pensante e progettante\u201d all\u2019interno dell\u2019Amministrazione,  ovvero un robusto Ufficio Tecnico in grado di progettare e di programmare sia gli interventi di manutenzione straordinaria sia la realizzazione di nuovi parchi e nuove aree verdi, e seguire gli interventi nelle nuove urbanizzazioni quando questi comportano tra le opere a scomputo anche la realizzazione di aree verdi che poi perverranno all\u2019uso pubblico, e di nuove alberature (campo in cui \u00e8 importante il ruolo della Commissione Aree Verdi prevista dal Regolamento del 2006).<br \/>\nAuspichiamo inoltre che l\u2019Area Verde continui a restare nell\u2019ambito della Divisione Ambiente, per le sinergie che sussistono con le altre aree che vi fanno capo. E che, come prescritto dalla Legge 10, una percentuale consistente dei proventi dei permessi di costruire e degli oneri di urbanizzazione venga destinato alla manutenzione ordinaria del Verde Pubblico.<\/p>\n<p>Le gestione del Verde Pubblico &#8211; La gestione delle Alberate (cap. 8).<br \/>\nL\u2019argomento costituisce un capitolo importante e critico nel quadro complessivo della Gestione del Verde. E\u2019 stato detto pi\u00f9 volte che molte alberate sono \u201cin sofferenza\u201d, in alcuni casi perch\u00e9 arrivate a \u201cfine ciclo vitale\u201d, affette da diverse patologie, e sovente vittimizzate da tanti lavori per la collocazione di sottoservizi e interventi viabilistici. La collaborazione col Dipartimento di Patologia Vegetale e i nuovi modelli di censimento e gestione informatizzata del patrimonio arboreo dopo il 2015, sono stati passi in avanti significativi. Al tempo stesso i mutamenti climatici che imporrebbero la scelta di nuove specie, gli abbattimenti per ragioni di sicurezza, la riduzione della chioma e potature quando interferiscono con le abitazioni e con le diverse reti aeree, sono non solo interventi onerosi ma creano anche malumori e conflitti con la cittadinanza, spesso non adeguatamente informata, e richiederebbero un piano speciale di comunicazione e informazione, nel contesto del citato Piano di Gestione del Rischio. Il Piano del Verde giustamente insiste sulla necessit\u00e0 di \u201csensibilizzare la cittadinanza\u201d, e a maggior ragione riteniamo che nella gestione delle alberate non sia praticabile la \u201cesternalizzazione\u201d, che ne demanderebbe la competenza a \u201csoggetti terzi\u201d (imprese appaltatrici) per le eventuali scelte di abbattimenti, disperdendo anche competenze professionali accumulate che devono invece restare \u201cinterne\u201d all\u2019Amministrazione.<br \/>\nNello specifico non riteniamo proponibile  l\u2019abbattimento contemporaneo (come ipotizzato a pag. 146) di intere alberate o di importanti segmenti che le concernono, se non per situazioni davvero straordinarie. Di fronte al valore ambientale e paesaggistico (in particolare per le alberate storiche sottoposte a vincolo ministeriale) non pu\u00f2 essere fatta valere un\u2019argomentazione di carattere economico a favore di un abbattimento-sostituzione collettivo. Soltanto laddove esemplari presentino rischi di schianto sulla base della VTA, con perizie  convalidate da carotaggi, si potr\u00e0 procedere all\u2019abbattimento, prevedendone la sostituzione. Ai fini delle sostituzioni dovrebbe essere potenziata anche la preparazione nei vivai di piante destinate ad assumere proporzioni significative, privilegiandone poi il reimpianto con grande zolla, per non mortificare l\u2019apparato radicale. Non si pu\u00f2 dare per scontata la contemporaneit\u00e0 di una situazione di urgenza e rischiosit\u00e0 eccezionale di interi viali alberati o loro porzioni significative, privilegiando interventi proposti per praticit\u00e0 economica e organizzativa, laddove non sussistano situazioni dimostrabili di grave rischio, e provocando reazioni ostili dei cittadini.<br \/>\nInoltre la sofferenza di molti esemplari arborei in aree mercatali (sia nelle piazze che nei viali lineari)  imporrebbe anche a nostro parere  la necessit\u00e0 di programmare interventi di de-impermeabilizzazione dei suoli alla base degli alberi, che in un Piano del Verde dovrebbero trovare spazio adeguato secondo criteri di priorit\u00e0 (si veda il caso arcinoto di Piazza Benefica), e risorse adeguate da programmare nel tempo. Analogo ragionamento andrebbe fatto per le banchine alberate utilizzate come parcheggio a raso nei grandi viali storici e nei maggiori corsi di Torino, dove occorrerebbe negli indirizzi del Piano del Verde prevedere la necessit\u00e0 di sostituire superfici bitumate che \u201csoffocano\u201d la base degli alberi nelle loro aree di pertinenza con pavimentazioni permeabili,  e (ove possibile) un ripristino di suoli naturali.<br \/>\nPi\u00f9 in generale occorre prestare la massima attenzione al rapporto con i cittadini nelle proposte di rinnovo delle alberate qualora si imponessero nei prossimi anni per ragioni improrogabili di necessit\u00e0 e sicurezza, sempre nel rispetto dei viali storici tutelati con specifici Decreti Ministeriali, e provvedendo comunque ai reimpianti in corrispondenza delle numerose fallanze o abbattimenti verificatisi in questi anni.<br \/>\nIl Piano del Verde, che identifica ed elenca gli Alberi Monumentali, cos\u00ec come i viali storici e gli ambiti sottoposti a tutela storica e paesaggistica, dovrebbe inoltre dedicare un capitolo anche agli \u201cAlberi di Pregio\u201d (in aree pubbliche e private) , come previsto dal Regolamento del Verde Pubblico e Privato, da censire con uno strumento di cui la Citt\u00e0  non si \u00e8 ancora corredata,  che  consentirebbe anche ai cittadini di fare opportune segnalazioni da sottoporre poi al vaglio del Servizio del Verde, da inserire in un registro a ci\u00f2 destinato.<\/p>\n<p>Le gestione del Verde Pubblico &#8211; Il Regolamento del Verde Pubblico e Privato (cap 8)<br \/>\nSenza entrare nei dettagli, alleghiamo a queste osservazioni le proposte presentate dalla nostra Consulta relative alla integrazione e precisazione di alcuni articoli del Regolamento del Verde Pubblico e Privato, da poco presentate in Commissione Consiliare, che toccano soprattutto i temi del riconoscimento del valore non meramente \u201cornamentale\u201d degli alberi in caso di abbattimento in aree di cantiere, delle \u201ccompensazioni ambientali\u201d, del riconoscimento degli \u201calberi di pregio\u201d (non solo di quelli \u201cmonumentali\u201d), da censire espressamente, del ruolo della Commissione Aree Verdi, della pubblicit\u00e0 dei procedimenti, del coinvolgimento e della partecipazione dei cittadini, della tipologia delle manifestazioni ammissibili nei parchi cittadini, ed altri aspetti. Apprezziamo che gli interventi sulle alberate siano stati inseriti nel sito \u201cAgenda Alberi\u201d, aggiornato regolarmente, ma pensiamo anche che per gli interventi pi\u00f9 cospicui  andrebbero previsti altri canali e strumenti di informazione. Siamo in attesa delle \u201ccontrodeduzioni\u201d dell\u2019Assessorato e del  Servizio Verde alle nostre proposte. <\/p>\n<p>Concludendo il nostro ragionamento, pensiamo che il Piano andrebbe accompagnato da alcune scelte programmatiche per i prossimi 10-15 anni, indicando una scala di priorit\u00e0 per darvi attuazione, anche al fine di agganciare eventuali linee di finanziamento nazionali ed europee.<\/p>\n<p>Ringraziando per l\u2019attenzione, inviamo i nostri migliori saluti<\/p>\n<p>Per la Consulta Ambiente e Verde della Citt\u00e0 di Torino,<br \/>\nEmilio Soave, presidente<\/p>\n<p>Torino, 25 febbraio 2021<\/p>\n<p>SCARICA PDF<br \/>\n<a href=\"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2021\/04\/piano_strategico_verde_CV.pdf\">Consulta ambiente verde &#8211; Osservazioni_PianoStrategicoVerde_24022021<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla c.a Assessore all&#8217;Ambiente, dott. Alberto Un\u00eca Presidente VI Commissione Consiliare, dott. Federico Mensio Dirigente Area Verde, dott.ssa Claudia Bertolotto PIANO STRATEGICO DELL\u2019INFRASTRUTTURA VERDE Osservazioni e contributi della Consulta Comunale per l\u2019Ambiente e il Verde La Giunta Comunale di Torino, su proposta dell\u2019Assessore Un\u00eca, ha approvato in data 29 dicembre 2020 il Piano Strategico dell\u2019Infrastruttura [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[19],"class_list":["post-338","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pareri","tag-gestione-del-verde"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/338","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=338"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/338\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":343,"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/338\/revisions\/343"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=338"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=338"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=338"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}