{"id":383,"date":"2020-10-14T14:15:32","date_gmt":"2020-10-14T14:15:32","guid":{"rendered":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/?p=383"},"modified":"2021-04-20T14:19:52","modified_gmt":"2021-04-20T14:19:52","slug":"osservazioni-alla-proposta-tecnica-del-progetto-preliminare-di-revisione-del-prg-di-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/2020\/10\/14\/osservazioni-alla-proposta-tecnica-del-progetto-preliminare-di-revisione-del-prg-di-torino\/","title":{"rendered":"Osservazioni alla proposta tecnica del progetto preliminare di revisione del PRG di Torino"},"content":{"rendered":"<p>La Consulta Ambiente e Verde, inserita tra i soggetti invitati a presentare  osservazioni nel pubblico interesse alla Proposta Tecnica del Progetto Preliminare di Revisione del vigente Piano Regolatore Generale, approvata con Delibera Consiliare del 20 luglio scorso,  formula le seguenti osservazioni, in parte di carattere generale e in parte di argomento pi\u00f9 specifico, riservandosi di formulare altri rilievi puntuali nelle fasi successive di elaborazione, adozione e approvazione del Progetto Preliminare:<\/p>\n<p>PREMESSA<br \/>\nEsprimiamo apprezzamento per la cospicua mole di lavoro  svolta dagli Uffici del Piano per l\u2019aggiornamento e l\u2019adeguamento del PRG alla strumentazione territoriale relativa ai diversi piani sovraordinati approvati dal 1995 ad oggi, e alle normative in campo edilizio e urbanistico sopravvenute anche di recente, lavoro svolto in tempi ristretti tra l\u2019Atto di Indirizzo del 2017 che ha portato ad una revisione generale del PRG, e alla presentazione di nuovi allegati tecnici di non facile elaborazione.<\/p>\n<p>Considerata la complessit\u00e0 della materia, sarebbe stata opportuna una presentazione pi\u00f9 \u201caperta\u201d e partecipata della Proposta Tecnica, con l\u2019esposizione in luogo  pubblico delle Tavole Normative, di tutti gli Allegati Tecnici, delle Tavole Tematiche  e della documentazione cartografica, non facilmente consultabili on line, e per di pi\u00f9 in una scala che le rende difficilmente leggibili e consultabili.  <\/p>\n<p>Ci\u00f2 ha fortemente limitato, in contemporanea con l\u2019emergenza Covid 19, la partecipazione al procedimento, anche per ci\u00f2 che concerne la V.A.S. Infatti, dopo la Delibera di Indirizzo del 22 maggio 2017, si sono svolti alcuni dibattiti e  incontri pubblici  nel periodo 2017-19, molto prima che fosse disponibile anche solo una parte della documentazione, o quanto meno un\u2019esposizione dei criteri generali della Proposta Tecnica,  senza focalizzazioni tematiche e senza la raccolta di esigenze o criticit\u00e0  emerse dal territorio.  <\/p>\n<p>Si auspica pertanto che nelle fasi successive l\u2019illustrazione pubblica del Progetto Preliminare sia improntata ad altre modalit\u00e0 partecipative. A tal fine sarebbe comunque ancor oggi utile programmare l\u2019esposizione pubblica di tutti gli Allegati  Tecnici, e  delle diverse Tavole Tematiche, di difficile lettura.<br \/>\nIn particolare sarebbe  opportuna una miglior rappresentazione grafica delle aree di trasformazione, ovvero delle  Z.U.T. e delle A.T.S. gi\u00e0 attuate, in itinere o in fase di attuazione, di quelle soltanto in fase di istruttoria e soprattutto di quelle non attuate (i cosiddetti \u201cvuoti urbani\u201d), ai fini di una buona lettura del territorio e delle sue trasformazioni, con una cartografia almeno nella scala 1:5.000 che consentirebbe un raffronto su analoga scala con la precedente cartografia degli Azzonamenti, aiutando anche a comprendere l\u2019accorpamento di alcune aree normative .<\/p>\n<p>In linea generale la Proposta Tecnica pare mirata soprattutto all\u2019adeguamento della attivit\u00e0 edificatoria e delle norme edilizie in generale ai principi della \u201csemplificazione\u201d, sulla base di una legiferazione nazionale e regionale ispirata al criterio della \u201crigenerazione urbana\u201dche si \u00e8 sviluppata in questi anni, ed ha avuto una spinta ulteriore con l\u2019emergenza covid-19 nell\u2019intento di dare impulso alla ripresa economica, fino ad arrivare al \u201cRiparti Piemonte\u201d approvato dalla Regione Piemonte, e al recente provvedimento del Governo approvato ai primi di settembre che ha come tema dominante sempre  la  \u201cSemplificazione\u201d. <\/p>\n<p>Per molti versi \u00e8 giusto premiare interventi rivolti al risparmio energetico, all\u2019adeguamento alle norme antisismiche e pi\u00f9 in generale alla riconversione spesso assai costosa di edifici degradati, con la riqualificazione di un patrimonio edilizio pubblico e privato spesso obsoleto; a ci\u00f2 si affianca l\u2019introduzione di norme pi\u00f9 \u201cflessibili\u201d che contemplano anche l\u2019introduzione di \u201cusi temporanei\u201d e di nuove destinazioni d\u2019uso non previste nell\u2019ultimo decennio del Novecento.<br \/>\nCos\u00ec le Aree Normative vengono ridotte da 23 a 13, ampliando le destinazioni ammesse, e le Zone da Trasformare per Servizi prevedono un \u201clieve aumento dell\u2019indice di edificabilit\u00e0\u201d per la \u201crealizzazione di edilizia residenziale sociale\u201d, augurandoci che ci\u00f2 non vada a detrimento delle dotazioni di verde e servizi di interesse zonale. <\/p>\n<p>Tuttavia il criterio generalizzato dei \u201cpermessi di costruire in deroga\u201d, varato a livello nazionale con la legge 106 del 2011, e implementato a livello regionale con la legge 16 del 2018, avente come tema il \u201cRiuso e la riqualificazione dell\u2019edificato\u201d, con interventi che prevedono la possibilit\u00e0 di incremento della SLP del 20%, consentendo interventi di demolizione-ricostruzione, modifiche di sagome e di altezze,  e (come sta avvenendo con la Legge 106) anche delocalizzazioni di SLP su altre aree, andrebbero  governati e interpretati con una forte attenzione ai valori storici e ambientali, nei centri storici, nelle zone urbane consolidate, e in quelle classificate come \u201cverde privato con preesistenze edilizie\u201d, prestando particolare attenzione al territorio collinare.<br \/>\nRiteniamo al contempo che una proposta di revisione generale del vigente PRG dovrebbe costituire un\u2019occasione di pi\u00f9 ampio respiro per una riflessione sullo sviluppo urbanistico di questi ultimi 25 anni,  non solo per condurre a un adeguamento di carattere normativo improntato alla semplificazione. La semplificazione viene troppo spesso individuata come unico rimedio alla complessit\u00e0 di un apparato normativo  additato  come primo ostacolo alla \u201crigenerazione urbana\u201d,  quasi che,  oltre alla \u201cburocrazia\u201d sempre sotto accusa, non esistessero anche altre logiche di mercato in campo  immobiliare operanti in cicli di lungo periodo, ed i  grandi cambiamenti demografici nelle maggiori aree urbane.<\/p>\n<p>A. RILIEVI DI CARATTERE GENERALE<br \/>\n    \u2022 La capacit\u00e0 insediativa residenziale teorica<br \/>\nL\u2019attuale capacit\u00e0 insediativa residenziale teorica ammonta a 1.135.000 abitanti, dato gi\u00e0 frutto di un ridimensionamento rispetto alla capacit\u00e0 insediativa prevista originariamente nel Piano di Gregotti e Cagnardi, di ca. 1.150.000 abitanti.<br \/>\nIl continuo ridimensionamento della popolazione (che include anche quella straniera), giunta oggi a ca. 870.000 abitanti, avrebbe dovuto portare a un pi\u00f9 deciso ridimensionamento, che poteva collocarsi al massimo intorno ad 1 milione di abitanti. Si \u00e8 scelto invece di attestarsi su una previsione di 1.098.000 abitanti (966.000 abitanti \u201cfissi\u201d e 134.000 abitanti \u201cfluttuanti\u201d, con un modesto ridimensionamento pari a ca. 37.000 abitanti teorici rispetto al PRG di Gregotti e Cagnardi.<br \/>\nLe motivazioni discendono dal fatto che si computa oggi l\u2019esistenza di una popolazione fluttuante di ca. 70.000 studenti fuori sede (portati poi a 79.000), e di circa 25.000 turisti-visitatori (con dati oscillanti a livello stagionale). <\/p>\n<p>Data l\u2019entit\u00e0 del patrimonio edilizio da riqualificare, degli immobili pubblici in abbandono (di cui occorrerebbe un censimento), e dato lo  sviluppo dell\u2019ospitalit\u00e0 temporanea diffusa (B.&amp;B., affittacamere, etc.), tale previsione sembra infondata, a maggior ragione nel momento in cui dopo l\u2019emergenza covid-19. si sta diffondendo l\u2019esigenza di maggiori spazi e di \u201crarefazione\u201d e distanziamento  della popolazione. <\/p>\n<p>Peraltro  nell\u2019Atto di Indirizzo per la Revisione del P.R.G. approvato dal C.C. il 22 maggio 2017, si indicava che tale revisione doveva basarsi \u201csu un censimento del patrimonio immobiliare inutilizzato e degradato, ai fini della pianificazione e della promozione del riuso e della riqualificazione\u201d.<br \/>\nDi tale censimento, certo complesso, da delineare almeno per grandi linee, non vi \u00e8 traccia nella Proposta Tecnica. <\/p>\n<p>Senza tale censimento la stessa capacit\u00e0 insediativa non pu\u00f2 certo basarsi sulla previsione di una crescita ininterrotta della popolazione studentesca e dei flussi turistici; diversamente citt\u00e0 sicuramente pi\u00f9 turistiche e con cospicue sedi universitarie (ad es. Firenze, Bologna o Perugia) dovrebbero prevedere un incremento abnorme della capacit\u00e0 insediativa.<br \/>\nSe poi tal previsione di quasi 1.100.000 abitanti \u00e8 stata formulata per non \u201cscoraggiare\u201d  l\u2019investimento immobiliare, nel timore di ridimensionarne le aspettative in un momento generale di crisi, la capacit\u00e0 di guida della Citt\u00e0 dovrebbe ora immaginare anche altri scenari che si stanno delineando, come l\u2019invecchiamento della popolazione, il probabile ridimensionamento delle R.S.A. dopo le reclusioni forzate dovute al covid-19 e il necessario rafforzamento dei servizi sanitari di zona (Sanit\u00e0 Territoriale, Case della Salute), e una possibile stasi anche del moltiplicarsi delle stesse Residenze per Studenti, che insieme con le R.S.A. sono state in questi ultimi anni il traino principale  degli investimenti immobiliari.<\/p>\n<p>Dal punto di vista ambientale la riduzione del carico antropico e la riqualificazione del territorio, con ampie dotazioni di spazi pubblici, e l\u2019incremento del patrimonio verde sia di \u201cprossimit\u00e0\u201d sia di grandi parchi, dovrebbero oggi essere indicati come priorit\u00e0, al fine (detto un po\u2019 rozzamente) di stare  un po\u2019 \u201cpi\u00f9 larghi\u201d, senza consumo di suolo libero,  anzich\u00e9 densificare ulteriormente la citt\u00e0.<\/p>\n<p>    \u2022 La visione urbanistica e i piani della Mobilit\u00e0 Urbana<br \/>\nLa Proposta tecnica prevede una \u201cricognizione\u201d delle previsioni viabilistiche contenute nel PRG del 1995, ma nel frattempo le riconferma tutte quante salvo il sotto-attraversamento del Po nel territorio della Confluenza. Questa ricognizione \u00e8 di fatto ancora da realizzarsi, e rinvia alle prossime scelte infrastrutturali. <\/p>\n<p>Riteniamo che, in parallelo con l\u2019elaborazione della Proposta Tecnica, debba essere quanto meno  adottato il Piano Urbano della Mobilit\u00e0 Sostenibile (PUMS), la cui prima formulazione \u00e8 ormai \u201cultradatata\u201d, giacch\u00e9 risale ancora ad una prima adozione effettuata nel 2010 sulla base degli studi compiuti nel decennio precedente. Nel frattempo l\u2019unico strumento in vigore \u00e8 ancora il vecchio Piano Urbano del Traffico con le sue integrazioni successive, risalente a vent\u2019anni or sono. La redazione del PUMS \u00e8 stata affidata alla Citt\u00e0 Metropolitana, ma deve costituire una delle \u201cossature\u201d della revisione del vigente PRG, da allegare alla Proposta Tecnica prima della sua approvazione.<\/p>\n<p>Come \u00e8 precisato nella Relazione Illustrativa, i dati recenti rilevano flussi quotidiani verso la Citt\u00e0 di ca. 250.000 spostamenti verso Torino, per 2\/3 con mezzi privati, i cosiddetti \u201cCity Users\u201d, che impattano sulla Citt\u00e0 e dovrebbero essere gestiti privilegiando il trasporto pubblico, mentre non vengono quasi intercettati dalla \u201cmobilit\u00e0 dolce\u201d.<br \/>\nIl P.U.M.S. a quanto \u00e8 detto dovrebbe giungere ad essere presentato nei primi mesi del 2021, e dovr\u00e0 anch\u2019esso essere sottoposto a V.A.S., con il vaglio delle relative osservazioni.<br \/>\nQuindi oggi abbiamo ancora  uno \u201cscenario aperto\u201d,  in cui la stessa realizzazione della Linea 2 della Metropolitana \u00e8 affidata ad un Accordo di Programma, mentre la situazione indotta dall\u2019emergenza covid-19 pone in crisi l\u2019efficacia, la frequenza e la capienza del trasporto pubblico. <\/p>\n<p>I cardini della \u201cmobilit\u00e0 sostenibile\u201d basati sull\u2019intermodalit\u00e0 poggiano certo sulla c.d. mobilit\u00e0 dolce (pedonalit\u00e0, piste ciclabili,\u201dpercorsi verdi\u201d, Zone 30), ma devono fondarsi anche sulle scelte strategiche per il trasporto pubblico. Pur tenendo presenti i tempi non brevissimi che porteranno all\u2019approvazione del Progetto Preliminare di Revisione, sarebbe  indispensabile inserire nella Proposta Tecnica quanto meno le Linee Guida del nuovo PUMS, e allegare un\u2019adeguata cartografia. Per contro alcune scelte infrastrutturali appaiono quanto meno obsolete, e risalenti a previsioni urbanistiche dei primi anni Novanta, prima del completamento del Passante Ferroviario e del Servizio Ferroviario Metropolitano. Pi\u00f9 avanti formuliamo alcuni rilievi specifici.<\/p>\n<p>    \u2022 Il Piano del Verde (o dell\u2019Infrastruttura Verde)<br \/>\nIn questo caso, diversamente dal PUMS che la Citt\u00e0 aveva  quanto meno \u201cadottato\u201d nel 2010, la proposta di un Piano del Verde era tra gli impegni che l\u2019Amministrazione Comunale aveva assunto nel 2006, allorch\u00e9 il Consiglio Comunale aveva approvato il Regolamento di Tutela del Verde Pubblico e Privato, ma tale impegno non ebbe mai seguito.<br \/>\nNel frattempo sono cambiate non poche norme in materia, e direttive ministeriali tra il 2013 e il 2018, nonch\u00e9 leggi che impegnano le amministrazioni comunali a impiegare quote fisse di risorse derivanti dai permessi di costruire e dagli oneri di urbanizzazione per realizzare spazi di Verde Pubblico con le relative risorse manutentive da iscrivere a bilancio.<\/p>\n<p>Nella Relazione Illustrativa (pag. 26 e pag. 123) si d\u00e0 ora in fase di avanzata  elaborazione tale Piano del Verde. Di esso dovrebbero fare parte integrante i corridoi ecologici costituiti dai 4 fiumi cittadini, i parchi urbani e fluviali, i parchi e il territorio collinare, e le Zone Agricole Ecologiche, nonch\u00e9 quella vasta porzione di territorio e di aree naturali protette che \u00e8 stata inserita nel territorio M.A.B. Unesco di concerto con il Parco del Po e della Collina Torinese, per finire con il patrimonio di viali alberati, giardini storici, \u201ccorridoi verdi\u201d per la mobilit\u00e0 pedonale e ciclabile, insieme con il \u201cverde di prossimit\u00e0\u201d a valenza di quartiere. <\/p>\n<p>Anche questa \u201cossatura verde\u201d, cos\u00ec come l\u2019ossatura complessiva del sistema infrastrutturale del trasporto pubblico, nella Proposta Tecnica \u00e8 rinviata a una successiva elaborazione, ma  riteniamo quanto meno che, in attesa della presentazione promessa di un Piano del Verde (o dell\u2019Infrastruttura Verde), tutto questo patrimonio verde venga  censito e rappresentato in una cartografia adeguata nella presente Proposta Tecnica, affinch\u00e9 esso possa interloquire con i piani urbanistici e con i piani della mobilit\u00e0. Infatti senza un maggior grado di definizione e rappresentazione di questa \u201cInfrastruttura Verde\u201d, anche la Proposta Tecnica risulta in qualche modo monca. <\/p>\n<p>Sollecitiamo che il Piano del Verde venga al pi\u00f9 presto presentato, prima dell\u2019approvazione della Proposta Tecnica del Progetto Preliminare.<\/p>\n<p>    \u2022 Le programmazione in campo commerciale e la Legge 106 del 2011<br \/>\nLa mancanza di una programmazione in campo commerciale  \u00e8 un\u2019altra delle carenze che si possono rilevare nella Proposta Tecnica.  Da tempo \u00e8 nota la criticit\u00e0 legata alla realizzazione di centri commerciali che si collocano soprattutto in aree extraurbane o periurbane, con forti problematiche legate alla mobilit\u00e0, e sovente concorrenza quasi suicida tra le grandi strutture di vendita. A Torino si presenta critica soprattutto la zona Nord-Nord Est verso Settimo, unitamente alla zona Ovest-Sud Ovest. <\/p>\n<p>Tuttavia l\u2019aspetto pi\u00f9 critico \u00e8 dovuto all\u2019applicazione della Legge 106\/2011, che con i Permessi di Costruire in Deroga ha visto la proliferazione di medie strutture di vendita sotto i 2.500 mq.,col corrispettivo dell\u2019introito per la Citt\u00e0 di rilevanti risorse di valorizzazione e oneri di urbanizzazione.<br \/>\nA fronte di una popolazione stazionaria o in regresso, tale proliferazione ha comunque indotto una crisi degli esercizi di vicinato e delle aree mercatali, poi rivalutati invece a seguito dell\u2019emergenza covid-19, allorch\u00e9 la riduzione della mobilit\u00e0 ha indotto a riscoprire il \u201cnegozio sotto casa\u201d. <\/p>\n<p>La facolt\u00e0 di diniego da parte dell\u2019Amministrazione Comunale, connessa anche con il dovere di accertare l\u2019effettivo \u201cdegrado\u201d degli immobili proposti per il rilascio dei Permessi in Deroga, con disinvolti trasferimenti e delocalizzazioni di volumetria da parte dei proponenti anche su aree libere destinate a Servizi (\u00e8 il caso di Corso Brunelleschi con il cosiddetto Prato dei Conigli), non \u00e8 stata praticamente mai esercitata, e ci\u00f2 dovrebbe costituire un elemento di riflessione. <\/p>\n<p>Occorrerebbe anche quantificare nella Proposta Tecnica, oltre ai centri commerciali, quanti mq. di SLP a destinazione commerciale per medie  strutture di vendita sono stati autorizzati dalla Citt\u00e0 nell\u2019arco di un decennio (o sono in fase di istruttoria), facendo ricorso prevalentemente a Permessi di Costruire in Deroga in variante al PRG, al fine di valutarne l\u2019impatto sugli esercizi di vicinato e le ricadute ambientali complessive, ovvero gli effetti cumulativi, soprattutto quando sono venuti a coincidere con aree parzialmente libere o prative. <\/p>\n<p>I casi pi\u00f9 eclatanti di Permessi di Costruire in Deroga sono stati quelli dell\u2019area ex-Bertolamet a Mirafiori Nord e dell\u2019ex-Filiale FIAT di corso Bramante, gi\u00e0 nati come P.R.U.S.A., e poi declassati a Permessi di Costruire in Deroga, che avrebbero dovuto semmai procedere con l\u2019iter classico  delle Varianti Urbanistiche, consentendone un maggior approfondimento.<\/p>\n<p>Il tema della programmazione commerciale viene rinviato nella Proposta Tecnica (pag. 136 della Relazione Illustrativa)  ad una Variante, di prossimo arrivo in Consiglio Comunale (la n. 325) relativa agli addensamenti commerciali, con un futuro \u201cAllegato C\u201d  che dovr\u00e0 costituire  fare parte integrante della Proposta Tecnica. Pur non essendo ancora stata approvata ne vengono anticipati alcuni contenuti e sono censite le aree di addensamento commerciale oggi  esistenti, ma non essendo ancora vigente, senza una programmazione intermedia, vi \u00e8 il rischio di lasciare nel frattempo libero campo al proliferare delle autorizzazioni, con la parallela mor\u00eca dei piccoli esercizi di vicinato.<br \/>\nAnche in questo caso ci sembra indispensabile che tale Variante, che comporta una revisione obbligatoria dei criteri commerciali, costituisca un Allegato indispensabile prima dell\u2019approvazione della Proposta Tecnica.<\/p>\n<p>    \u2022 I trasferimenti delle capacit\u00e0 edificatorie e l\u2019introduzione delle Zone Agricole Ecologiche (Z.A.E.)<br \/>\nCome \u00e8 noto il PRG del 1995, funzionalmente in raccordo con una previsione di capacit\u00e0 insediativa residenziale sovradimensionata (1.150.000 abitanti), e in rapporto con la dotazione di servizi (aree per parchi urbani e comprensoriali) richiesta dalla L.U.R., si trov\u00f2 a destinare aree a servizi rapportati a quella previsione, prevedendo oltre 20 milioni di mq. di aree a parco, tra cui 6 milioni di mq. di parchi collinari, che avrebbero dovuto essere  acquisiti al patrimonio della Citt\u00e0 sotto forma di cessione delle aree in cambio degli atterraggi dei diritti edificatori attribuiti alle aree a parco collocandoli nelle Zone Urbane di Trasformazione, ovvero essere acquisite tramite espropri. <\/p>\n<p>Ai fini della realizzazione di parchi urbani, fluviali e collinari si attribuivano cos\u00ec  limitate capacit\u00e0 edificatorie anche a tutte le aree previste a Parco nel territorio collinare, trasferendole in alcune Z.U.T.  espressamente individuate, con l\u2019ipotesi di cessioni concordate.<\/p>\n<p>Nella Proposta Tecnica andrebbe effettuato un bilancio, a distanza di 25 anni, di quanto sia stato efficace tale meccanismo dei trasferimenti.<br \/>\nQuali e quante aree a parco sono state acquisite dalla Citt\u00e0 in base a tale meccanismo?<br \/>\nQuanta capacit\u00e0 edificatoria \u00e8 stata fatta \u201catterrare\u201d nelle Z.U.T.?<br \/>\nNella parte piana il caso pi\u00f9 rilevante \u00e8 stato quello della cessione alla citt\u00e0 di vaste aree agricole nella zona Nord (Villaretto) previste nel 1995 per la realizzazione di un grande \u201cparco agricolo\u201d,  e di altre aree nella zona Sud-Ovest (tra il Sangone e il castello del Drosso), con il corrispettivo dell\u2019atterraggio di tali capacit\u00e0 edificatorie nell\u2019ambito del Programma Integrato di Strada della Pronda, approvato con Accordo di Programma nel 2006, e solo parzialmente realizzato. <\/p>\n<p>A seguito di molte richieste provenienti dal mondo agricolo, e di una Petizione Popolare discussa e approvata dal Consiglio Comunale, la precedente Amministrazione Comunale port\u00f2 in approvazione il progetto Torino Citt\u00e0 da Coltivare, e la Variante 301 che mirava a dare \u201clegittimit\u00e0\u201d all\u2019interno del PRG alle attivit\u00e0 e agli operatori agricoli operanti in tale aree, che non avevano trovato adeguato riconoscimento all\u2019interno di un Piano che non includeva la destinazione agricola tra le varie destinazioni urbanistiche. Con la Variante 301 si poneva tuttavia rimedio solo parziale a questa carenza, e la attuale Proposta Tecnica introduce una nuova destinazione, rimuovendo una situazione in cui le attivit\u00e0 agricole erano soltanto \u201ctollerate\u201d ma non riconosciute. <\/p>\n<p>Vengono cos\u00ec oggi identificate le  Zone Agricole Ecologiche (Z.A.E.), sia nella parte piana sia in collina, con una ridotta capacit\u00e0 edificatoria da attribuirsi a tali aree e da attuarsi solo per limitati incrementi delle sedi operative delle aziende agricole in esse operanti, mentre nelle Z.A.E. di collina tali capacit\u00e0 edificatorie potrebbero trasferirsi nella parte piana, in una logica alquanto discutibile . <\/p>\n<p>La Citt\u00e0, come abbiamo detto,  dispone oggi di vaste aree agricole di propriet\u00e0 comunale, soprattutto quelle aree che secondo il PRG dovevano servire alla realizzazione del \u201cParco Agricolo del Villaretto\u201d, che vengono quindi poste in salvaguardia nella Revisione attuale, ma un progetto di parco agricolo (sugli esempi del Parco Nord o del Parco Sud di Milano) non \u00e8 stato mai presentato. <\/p>\n<p>In questo contesto valutiamo anche positivamente che in fase di discussione della Delibera nel Consiglio Comunale sia stato accolto  l\u2019emendamento che ha inserito le aree di Strada del Francese e di Strada di Settimo tra quelle da salvaguardare per la destinazione agricola. Spiace purtroppo che un provvedimento pi\u00f9 ampio di Salvaguardia non sia stato inserito nel contesto della Proposta Tecnica.<\/p>\n<p>Occorrerebbe tuttavia precisare all\u2019interno della Z.A.E. quali siano effettivamente coltivate e quali siano soltanto \u201catte all\u2019uso agricolo\u201d, oppure proponibili per \u201cPiani di Forestazione Urbana\u201d anche se oggi non atte all\u2019utilizzo a fini agricoli (ad es. le B asse di Stura o altre aree ambientalmente critiche). <\/p>\n<p>Rimane tuttavia da definire all\u2019interno delle Z.A.E. il futuro di un patrimonio di cascine storiche, oggi non pi\u00f9 utilizzate e spesso condannate alla \u201cruderizzazione\u201d,  da salvaguardare  con un apposito provvedimento che le censisca, le identifichi e le tuteli, un censimento che sarebbe indispensabile allegare \u201cin corso d\u2019opera\u201d alla Revisione del PRG.<br \/>\nRiteniamo fortemente discutibile che, nella Proposta Tecnica, in tutto il territorio collinare dove il PRG vigente identificava le aree destinate alla realizzazione del Parco Collinare, per tutti quegli ambiti previsti a Parco non di propriet\u00e0 comunale (PUC)  ma che non sono state individuate come Z.A.E., resti ancora operante il metodo dei trasferimenti di capacit\u00e0 edificatoria dalla collina alla parte piana, all\u2019interno delle Zone  di Trasformazione. <\/p>\n<p>Come gi\u00e0 detto, a distanza di oltre 25 anni, la revisione del PRG attraverso la attuale Proposta Tecnica avrebbe dovuto essere in grado di presentare un bilancio degli \u201catterraggi\u201d, con un\u2019analisi e una rivisitazione delle aree destinate a Parco Collinare, nelle quali le cessioni alla Citt\u00e0 sono state pari a Zero, e non casualmente. <\/p>\n<p>Si tratta di aree per lo pi\u00f9 sottoposte a gravi fenomeni di dissesto idrogeologico con cedimenti e movimenti franosi di interi versanti, oppure di aree classificate come boscate spesso in condizioni di forte degrado del patrimonio boschivo.<br \/>\nPer contro anche nella attuale Proposta Tecnica permane l\u2019attribuzione di capacit\u00e0 edificatoria ad ambiti che sono palesemente inedificabili, con la conseguenza di mantenere \u201caspettative\u201d da parte dei privati di cessioni a cui la Citt\u00e0 non sar\u00e0 mai interessata, salvo limitate porzioni tutte ancora da individuarsi che possano essere utili al completamento dei parchi gi\u00e0 esistenti di propriet\u00e0 comunale.  <\/p>\n<p>Cos\u00ec all\u2019Art. 13 , tra le Norme relative agli APU (Aree a Parco Urbano)  collinari permane il meccanismo degli atterraggi delle capacit\u00e0 edificatorie nelle Zone di Trasformazione, nelle Zone da Trasformare per Servizi, e in altre aree normative ivi elencate, senza ulteriori approfondimenti.<\/p>\n<p>A nostro parere va quindi messo in discussione all\u2019interno della Proposta Tecnica l\u2019effettivo interesse della Citt\u00e0 a queste virtuali acquisizioni di aree del tutto inadatte per realizzarvi parchi pubblici; pertanto occorrerebbe una generale ricognizione del territorio collinare, cancellando una volta per tutte queste virtuali \u201ccapacit\u00e0 edificatorie\u201d, quasi per definizione  insussistenti.<br \/>\nAndrebbe quindi allegata alla Proposta Tecnica una adeguata cartografia del territorio collinare che consentisse di sovrapporre e confrontare diverse carte tematiche: i parchi urbani esistenti (PUC),  le Aree a Parco che erano state previste dal vigente PRG e quelle mantenute nella Proposta Tecnica; le Zone Agricole Ecologiche; le Aree Boscate; le Aree di Dissesto; il patrimonio architettonico e paesaggistico della collina torinese. Soprattutto all\u2019interno di un Piano del Verde ancora assente occorre individuare le (limitatissime) aree di effettivo interesse della Citt\u00e0, per il completamento e collegamento dei parchi collinari esistenti,  con la realizzazione del cosiddetto Anello Verde, e per il consolidamento dei percorsi pedonali di fruizione del territorio collinare che si collegano anche  con quelli dei Comuni contermini. Il che rimanda anche in questo campo alla indispensabilit\u00e0 di un Piano del Verde, cancellando al contempo definitivamente nel territorio collinare il meccanismo abnorme dei \u201ctrasferimenti\u201d.<\/p>\n<p>Le aree a Parco urbano, agricolo, ecologico \u2013 fluviale e collinare sono suddivise (Art. 13) tra aree a Parco Urbano di propriet\u00e0 della Citt\u00e0 (PUC) e Aree a Parco Urbano non di propriet\u00e0 della Citt\u00e0 (APU), preordinate all\u2019acquisizione da parte della Citt\u00e0. Pertanto anche per i Parchi  Fluviali nelle aree di propriet\u00e0 privata permane il  meccanismo dei trasferimenti di capacit\u00e0 edificatoria. <\/p>\n<p>Ma anche in questo caso, a distanza di 25 anni dall\u2019approvazione del Progetto Torino Citt\u00e0 d\u2019Acque (che sarebbe comunque da inserire nelle sue linee guida nella Proposta Tecnica), ci domandiamo come sia possibile attribuire \u201cdiritti edificatori\u201d, e prevedere trasferimenti di capacit\u00e0 edificatoria per aree collocate in fascia di pertinenza fluviale o per aree notoriamente inquinate.<br \/>\nPensiamo soprattutto alle Basse di Stura in sponda dx., all\u2019interno del P.17, gi\u00e0 Sito di Interesse Nazionale (SIN), e poi \u201cdeclassato\u201d,  in cui il costo delle bonifiche supera largamente il valore delle aree previste a Parco da cedere eventualmente alla Citt\u00e0. Come \u00e8 possibile mantenere in tali aree capacit\u00e0 edificatorie? Sempre all\u2019Art. 15, tra le Norme relative ad APU fluviali, vi \u00e8 poi un riferimento all\u2019ambito P17 (in cui rientrano le Basse di Stura), specificando che gli \u201cindici di edificabilit\u00e0\u201d sono definiti in una apposita scheda normativa, che tuttavia ancora non conosciamo.<\/p>\n<p>Per il completamento dei parchi fluviali inseriti nel progetto Torino Citt\u00e0 d\u2019Acque occorre quindi definire quali sono le effettive priorit\u00e0 della Citt\u00e0 (ad es. il completamento Parco del Sangone in sponda sx., parco della Stura in sponda dx., e completamento del Parco del Meisino in sponda dx. Po), e individuare quali sono le aree a cui la Citt\u00e0 \u00e8 effettivamente interessata, cancellando per le altre  eventuali capacit\u00e0 edificatorie quando sono inserite in fascia di pertinenza fluviale.<\/p>\n<p>B. ALCUNI RILIEVI DI CARATTERE SPECIFICO<\/p>\n<p>    1. La viabilit\u00e0 e le infrastrutture in progetto<br \/>\nNella relazione illustrativa (in particolare alle pp. 146 e segg.), si fa pi\u00f9 volte riferimento ad interventi infrastrutturali individuati dal PRG del 1995 che sono stati pi\u00f9 volte oggetto di discussione, alcuni dei quali sono stati  recepiti poi da altri piani sovraordinati.<br \/>\nE\u2019 oggi il caso di rimettere in discussione nel processo di Revisione Generale molte previsioni viabilistiche contenute nel P.R.G. del 1995 e nel successivo Piano Urbano del Traffico.  <\/p>\n<p>Ha un senso il mantenimento in salvaguardia del cosiddetto corridoio di corso Marche, individuato dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP2),  se esso non \u00e8 pi\u00f9 interpretato  come grande asse infrastrutturale a pi\u00f9 livelli secondo ipotesi ormai tramontate legate al tracciato dell\u2019Alta Velocit\u00e0 Torino-Lione, ma visto anche e soprattutto come connessione tra aree agricole di pregio che vanno dalla Dora al Sangone, con un vasto patrimonio di cascine, oggetto di studi e approfondimenti dell\u2019arch. Cagnardi (che aveva parlato di \u201cParco delle Casine\u201d). <\/p>\n<p>Per contro non ha pi\u00f9 senso mantenere l\u2019ipotesi del collegamento-prolungamento  della SS 11 tra Strada Bertolla e  la Stura,  anche se \u00e8 stata cancellata opportunamente  l\u2019ipotesi di un sotto-attraversamento del Po in un\u2019area naturale protetta; essa  avrebbe comunque l\u2019effetto di scaricare ingenti volumi di traffico verso l\u2019asse del Po sul Ponte della Barca e sul Ponte Diga, e va pertanto riesaminata. <\/p>\n<p>La stessa previsione di un prolungamento della Metro 2 verso Pescarito e San Mauro rende inutile questa previsione, se si vogliono scoraggiare flussi di traffico in penetrazione verso la citt\u00e0 o di attraversamento del centro urbano.<\/p>\n<p>Si propone poi la cancellazione definitiva della previsione di un nuovo ponte tra corso San Maurizio e corso Casale, che andrebbe peraltro ad impattare sul Parco Michelotti recentemente riqualificato; previsione stranamente trasferita per inerzia dal PRG del 1995 nella nuova Proposta Tecnica, inserita dalla Citt\u00e0 nei Piani Urbani del Traffico e infine negli elaborati del PUMS ancora in fase di definizione.<\/p>\n<p>    2. Le Zone  di Trasformazione: proposte di revisione<br \/>\nSi propone di procedere alla soppressione della Z.U.T. non attuata, denominata Modena Nord (10.1), ove \u00e8 previsto l\u2019atterraggio di capacit\u00e0 edificatorie generate dai parchi collinari che andrebbero ad incrementare l\u2019edificabilit\u00e0 di tale ambito (con previsione soprattutto di attivit\u00e0 ricettive e residenze); questa  zona urbana costituisce una sorta di \u201ccerniera\u201d tra parchi collinari e parchi fluviali, ovvero tra il Parco Naturale della Collina di Superga ed il parco del Meisino. Trattasi di un ambito certo bisognoso di interventi di riqualificazione, ma \u00e8 opportuno rinunciare  ad \u201catterraggi\u201d che andrebbero a incrementarne l\u2019edificabilit\u00e0 oltre gli indici di zona.<\/p>\n<p>Tra le aree che nel PRG erano indicate da trasformare per servizi (ATS) si riscontra la criticit\u00e0 dell\u2019Ambito Bertolla Sud, oggetto della Variante 228 che ne ha determinato il passaggio da ATS a ZUT, con pesanti ricadute ambientali, trattandosi di un borgo storico collocato tra superstiti aree agricole e il territorio della Zona di Protezione Speciale (ZPS T110070) dell\u2019Isolone di Bertolla, in un ambito di pregio paesaggistico che si affaccia verso la collina di Superga, il parco del Meisino  e su tutta l\u2019area della Confluenza con la sua ricca avifauna, per cui avrebbero dovuto essere valutate quelle ricadute ambientali che possono vanificare le stesse motivazioni per cui venne istituita la ZPS. <\/p>\n<p>L\u2019area presenta inoltre molte criticit\u00e0 dal punto di vista idrogeologico, data la prossimit\u00e0 della falda superficiale, e notoriamente esondabile (Fascia B del PAI). Gli interventi edificatori previsti nel loro complesso, considerando anche l\u2019abnorme sviluppo edilizio parzialmente attuato in modo disomogeneo nei sub-ambiti Bertolla Nord, stanno snaturando e stravolgendo completamente questo pezzo di territorio. Valutando nel loro insieme gli interventi gi\u00e0 in atto o gi\u00e0 in fase di autorizzazione, si propone di valutare l\u2019impatto degli interventi  ancora non attuati, al fine di garantire l\u2019integrit\u00e0 di un borgo storico come Bertolla e Borgata Verna, che andrebbe opportunamente perimetrato ai fini della tutela del paesaggio e delle testimonianze storico-architettoniche dell\u2019antico \u201cBorgo dei Lavandai\u201d, ripensando gli interventi gi\u00e0 previsti  ma non ancora attuati, possibilmente di concerto con i loro attuatori, valutando la possibilit\u00e0 di trasferimenti ed introdurre limitazioni nell\u2019altezza degli edifici mantenendo le visuali verso il Po e la collina, e vengano tutelate le testimonianze architettoniche delle borgate.<br \/>\nOltretutto  per questo territorio mancano uno studio e  una valutazione dei flussi di traffico indotti dalle nuove attivit\u00e0 commerciali e dalle residenze sulla viabilit\u00e0 esistente, unitamente all\u2019ambito Bertolla Nord, anche in rapporto con l\u2019ipotesi della \u201cbretella\u201d di connessione della SS 11 con la zona della Barca.<br \/>\nNella Relazione illustrativa (pag. 31), sotto la sigla Re5, si fa riferimento a \u201cResidenze aggregate in borghi di impianto extraurbano con edifici organizzati prevalentemente secondo un disegno aperto\u201d, e ci domandiamo se il territorio di Bertolla e di borgata Verna non potrebbe rientrare in questa classificazione,  comunque giudicandoli meritevoli di uno studio specifico, e di approfondimenti che ne tutelino i caratteri identitari.<\/p>\n<p>    3. Il consumo di suolo e le compensazioni<br \/>\nNelle Norme Tecniche di Attuazione, all\u2019art. 2.3 (Consumo di suolo e Bonifiche), in tema di consumo di suolo si definiscono le aree a \u201cconsumo di suolo zero\u201d, aree con \u201ccompensazione obbligatoria\u201d, in cui si consentono interventi di consumo di suolo destinando altre analoghe porzioni di territorio a funzioni ecologiche a ambientali, a infine aree \u201ca saldo positivo\u201d, in cui si possono realizzare incrementi con compensazione ambientale \u201cincrementata\u201d. <\/p>\n<p>Tra le aree a \u201ccompensazione obbligatoria\u201d vengono incluse le aree consolidate collinari (Art. 4.2), e questo rischia di provocare danni al patrimonio di verde privato, con compensazioni che non \u00e8 chiaro dove verrebbero realizzate.  Si ritiene pi\u00f9 in generale che tale articolo consenta eccessiva discrezionalit\u00e0 negli interventi \u201ccompensativi\u201d, che andrebbero comunque proposti soltanto in aree contigue o comunque di prossimit\u00e0, previa analisi del territorio e dei fabbisogni del quartiere, con eventuali accorpamenti con altre aree pubbliche, evitandone il trasferimento in zone di scarso interesse slegate da progetti di riqualificazione del territorio che siano di effettivo interesse della Citt\u00e0.<br \/>\nLe \u201ccompensazioni\u201d devono comunque essere individuate in aree di buona qualit\u00e0 dei terreni, ed una certificazione della qualit\u00e0 ambientale effettiva dei terreni proposti.  Va esclusa prioritariamente ogni ipotesi di mera \u201cmonetizzazione\u201d.<\/p>\n<p>Un altro aspetto del consumo di suolo da approfondire nella Proposta Tecnica  \u00e8 legato alla realizzazione di grandi complessi sportivi, su terreni liberi o aree verdi e a parco di cui viene sovente compromessa la permeabilit\u00e0.<br \/>\nLe Norme attuali consentono in tutte le aree a verde e a parco la realizzazione di impianti sportivi, che comportano sovente impermeabilizzazione e copertura di terreni liberi e permeabili, anche per parcheggi e spogliatoi.<br \/>\nNelle Aree a Parco , tra le Norme di tutela ambientale (Art. 2.2) e quelle relative al Consumo di Suolo (2.3), andrebbe specificato che ogni intervento deve essere reversibile, evitando pavimentazioni impermeabili. <\/p>\n<p>Richiamiamo l\u2019attenzione  sulle tante autorizzazioni rilasciate per l\u2019allestimento di vaste tensostrutture che dovrebbero avere carattere precario ma diventano poi di fatto permanenti (i palloni pressostatici). Tali impianti, di solito costruiti in aree verdi e spesso classificate come parchi fluviali, in periodi in cui non si prestava attenzione a tali aspetti, dovrebbero essere sottoposti a Permesso di Costruire e ad autorizzazione paesaggistica se collocati in aree sottoposte al PPR.<br \/>\nEssi comportano sovente consumo di suolo libero e di terreno prativo di buona qualit\u00e0, in una casistica non citata all\u2019Art. 2.3, ma non vengono citati n\u00e9 all\u2019Art. 13 (Aree a parco urbano, agricolo ecologico \u2013 fluviale e collinare), n\u00e9 all\u2019Art. 14 del Tit. V, La tutela e la valorizzazione dei beni culturali e del paesaggio. <\/p>\n<p>La normativa vigente per le aree verdi e a parco non prende in considerazione tali strutture, laddove vengono costruiti impianti sportivi di privata gestione in regime di concessione o di convenzione, senza approfondirne l\u2019effetto sul consumo di suolo, in particolare in prossimit\u00e0 delle sponde fluviali e pi\u00f9 in generale nelle aree a parco. Tale aspetto \u00e8 stato evidenziato dalla Consulta Ambiente e Verde anche nelle proposte e osservazioni al nuovo Regolamento Edilizio, ancora in itinere.<br \/>\nPer quanto concerne l\u2019Art. 12 (Titolo IV, Aree per servizi e a parco), che rimanda a sua volta all\u2019Art. 9, Aree Se lett. \u201cv\u201d, \u00e8 opportuna una miglior definizione  della formulazione  secondo cui \u201cnelle aree a verde e a parco urbano sono ammesse: le relative aree a parcheggio di attestamento da prevedersi in fregio alle sedi stradali e di dimensioni strettamente limitate alle esigenze di fruizione\u2026\u201d. <\/p>\n<p>In realt\u00e0 i  \u201cparcheggi di attestamento\u201d, come indicati nel Piano Urbano del Traffico, sono altra cosa, funzionali all\u2019accesso al centro, mentre si prevedono poi altre tipologie di parcheggi connessi con i  nodi intermodali in aree periferiche.<br \/>\nAltra cosa sono poi i parcheggi previsti per legge per altre destinazioni urbanistiche, come ad es. per le aree ASPI e in specie per le medie e grandi strutture di vendita, dove vi \u00e8 la tendenza a consumare aree verdi in piena terra per trasformarle in verde su soletta (si veda il caso dell\u2019area Nebiolo-Westinghouse aggiudicata ad Amteco-Maiora per il centro commerciale Esselunga).<br \/>\nMa per le aree verdi e a parco non occorrono \u201cparcheggi di attestamento\u201d, semmai eventualmente parcheggi di servizio per talune attivit\u00e0 operanti al loro interno. Se non meglio specificato, tale formula consentirebbe rilevante consumo di suolo (in questo caso di superfici a verde) per realizzarvi parcheggi a raso. La fruizione dei parchi deve essere essenzialmente pedonale, ed aree di parcheggio vanno individuate  in zone esterne agli stessi.<\/p>\n<p>In tema di consumo di suolo si chiede di rivedere l\u2019Accordo di Programma ratificato il 18.01.2016 relativo alla Z.U.T. 16.35, Palazzo del Lavoro, integralmente destinato ad ASPI, seguito da un PEC presentato nel novembre 2017 per la realizzazione di un \u201ccentro commerciale classico\u201d, e sottoposto a VAS conclusasi con una Determina del 02.04.2019.<br \/>\nConsiderata la rinuncia della Societ\u00e0 Pentagramma e il suo scioglimento, a cui \u00e8 seguito il passaggio integrale della propriet\u00e0 dell\u2019immobile ad un soggetto pubblico come Cassa Depositi e Prestiti,  si propone di rivedere l\u2019Accordo di Programma essendo decaduto il PEC gi\u00e0 presentato, ai fini di minimizzare il consumo di suolo nelle aree verdi circostanti il Palazzo del Lavoro, di cui si prevedeva la trasformazione in verde su soletta con l\u2019abbattimento di massima parte del patrimonio arboreo, con \u201ccompensazioni ambientali\u201d di dubbia efficacia.<br \/>\nLa dotazione di parcheggi interrati prevista nell\u2019AdP pu\u00f2 essere rivista in funzione della tipologia di attivit\u00e0 di possibile insediamento, e realizzata sotto aree gi\u00e0 impermeabilizzate, garantendo meglio anche il principio della \u201cinvarianza idraulica\u201d prescritto nella Proposta Tecnica di Revisione del PRG.<\/p>\n<p>    4. I Programmi Integrati (PRIN)<br \/>\nIn connessione con il tema del consumo di suolo si propone di rivedere, possibilmente in forma concertata con gli attuatori dell\u2019intervento, il Programma Integrato relativo alla Z.U.T. \u201cAmbito 8.22 Pronda Marche\u201d (Pozzo Strada) , sottoscritto nel 2006 e successivamente modificato nel 2011, rivelatosi sovradimensionato,  che  comporta un rilevante consumo di suolo libero in prossimit\u00e0 di residue aree agricole periurbane della Citt\u00e0 di Torino e soprattutto del Comune di Grugliasco, ridimensionandone le previsioni insediative residenziali (400 alloggi, un supermercato, e altre quote di SLP per commercio e terziario).<\/p>\n<p>    5. Il territorio collinare e la sua accessibilit\u00e0<br \/>\nFermo restando quanto gi\u00e0 detto  in merito ai  forti dubbi circa la scelta di mantenere  il trasferimento di capacit\u00e0 edificatoria delle aree previste  a Parco Collinare verso la parte piana, vanno chiariti alcuni altri problemi aperti. <\/p>\n<p>Nel territorio collinare va definito se i percorsi pedonali tracciati nella cartografia di piano nella scala 1:5.000 (indicati come \u201cpallinati\u201d) restano validi e se vengono confermati anche nella Proposta Tecnica dl Progetto Preliminare; quale tipo di valenza abbiano; se costituiscano un vincolo per i proprietari nelle aree a parco, oppure se siano meramente virtuali. <\/p>\n<p>Nella Relazione Illustrativa (pag. 118) si dichiara che nella Proposta Tecnica verranno inseriti \u201ci percorsi del CAI\u201d(?!).<br \/>\nAttualmente esiste una rete di sentieri recuperati e segnalati da Pro Natura Torino ed altre associazioni di volontariato che fanno capo al Coordinamento Sentieri della Collina Torinese, identificati e cartografati, rientranti nel Catasto  dei Sentieri. Non esistono \u201ci percorsi del CAI\u201d, salvo il tracciato della Grande Traversata della Collina di Torino promosso dal CAI di Moncalieri che si svolge prevalentemente sui comuni contermini e per alcuni segmenti anche in parchi pubblici  esistenti entri i confini comunali (Parco della Maddalena). <\/p>\n<p>Il vigente PRG poi identifica alcuni \u201cpercorsi storici\u201d, che tuttavia si sviluppano essenzialmente lungo assi stradali (viabilit\u00e0 minore).<br \/>\nNella Relazione Illustrativa (a pag. 146) si ricorda l\u2019inserimento del territorio collinare tra i beni paesaggistici inseriti nel Piano Paesaggistico Regionale, con itinerari e percorsi storici, e rilevanti beni architettonici (\u201cvigne\u201d, cappelle, luoghi di culto, ed altre testimonianze).<br \/>\nPer dare valenza al Piano vanno  anche identificati e tutelati i punti e le visuali panoramiche, spesso occluse da pesanti recinzioni anche di recentissima realizzazione, con materiali del tutto incongrui. Analogamente dovrebbero essere tutelate e opportunamente perimetrate alcune borgate storiche collinari, come Cavoretto (Comune  autonomo fino alla fine del XIX secolo), Mongreno, Borgata Forni, Tetti Goffi, Tetti Bertoglio, Tetti Rocco, Reaglie.<\/p>\n<p>Va inoltre evidenziato che la Citt\u00e0 di Torino , con delibera della Giunta Comunale del 17 aprile 2000, ha approvato il Progetto Preliminare del cosiddetto Anello Verde, che partendo dal parco del Meisino si snoda risalendo attraverso alcune borgate storiche sopracitate (i diversi \u201cTetti\u201d) verso il Parco della Collina di Superga, l\u2019Eremo  e i parchi collinari di propriet\u00e0 comunale, scendendo poi su San Vito ed il parco Giacomo Leopardi.<br \/>\nCi pare quindi indispensabile che oltre alla rete dei sentieri esistenti gi\u00e0 segnalati e recuperati venga inserito in una auspicabile e adeguata  anche il tracciato complessivo dell\u2019Anello Verde, di cui \u00e8 stato finora realizzato  il I Lotto.<\/p>\n<p>Sempre per quanto riguarda il territorio collinare andrebbe chiarito in cartografia se le aree individuate come Zone Agricole Ecologiche siano effettivamente coltivate, se ospitino aziende agricole tuttora operanti, o se siano soltanto di potenziale utilizzazione ai fini agricoli per la buona qualit\u00e0 dei terreni e la loro disposizione, e occorrerebbe anche specificare  come si caratterizzino   in questo contesto le aziende florovivaistiche. <\/p>\n<p>    6. La tutela dei parchi storici<br \/>\nInserito nel PRG vigente, e riconfermato negli Allegati Tecnici nn. 15 e 17 della  Proposta, abbiamo  il catalogo dei beni paesaggistici, dei parchi e dei giardini storici, e qui troviamo censiti i beni sottoposti a tutela ministeriale con il riferimento ai vari decreti e alle relative schede, tra cui molti giardini storici anche  storici di privata propriet\u00e0. <\/p>\n<p>Per contro nella documentazione illustrativa il Parco del Valentino viene  genericamente classificato come \u201cparco urbano\u201d, sottoposto alle generiche norme che riguardano i parchi urbani, mentre andrebbe ricordato il D.M. del 1948 di tutela del parco, e l\u2019esistenza al suo interno di un bene oggetto di tutela tra i siti dell\u2019UNESCO come il Castello del Valentino, con le sue aree di pertinenza e quelle contigue (\u201cBuffer Zone\u201d), inserito nel Sistema delle Residenze Sabaude; per il Valentino va anche sottolineata la valenza per esso del Piano Paesaggistico Regionale. <\/p>\n<p>Data la complessit\u00e0 della situazione del Parco, su cui ricadono non solo diversi elementi di tutela, ma anche presenze storiche consolidate, e molteplici funzioni sportive e ricreative, occorre forse pensare nella revisione del Piano ad una scheda specifica per questo parco ai fini della sua particolare salvaguardia, eventualmente indicandolo come Zona con Prescrizioni Particolari, in cui ogni intervento deve essere coerente con un progetto complessivo di restauro e riqualificazione, e sottoposto a verifiche e prescrizioni che ne garantiscano un corretto inserimento ambientale, nel rispetto dei valori storici e naturalistici del pi\u00f9 frequentato parco cittadino.<br \/>\nAnche se  un Piano Regolatore (in questo caso la Proposta Tecnica di revisione del vigente PRG) non pu\u00f2 certo intervenire a regolare le \u201cnorme d\u2019uso\u201d dei parchi in generale, nel caso del Parco del Valentino la Proposta Tecnica dovrebbe anche fare chiarezza in merito al regime viabile del parco, ufficialmente pedonale,  che oggi invece ospita impropriamente vastissime  aree per la viabilit\u00e0 e parcheggi a raso in superficie, in palese conflitto con le norme previste per le aree dei parchi urbani consolidati e con il dichiarato intento di limitare il consumo di suolo incrementandone la permeabilit\u00e0.<\/p>\n<p>    7. Beni Ambientali e paesaggistici<br \/>\nSi rileva nel catalogo dei beni sottoposti a tutela, unitamente alle alberate storiche cittadine da tempo tutelate con apposito Decreto Ministeriale, il mancato inserimento di Corso Guglielmo Marconi, classificato come storico asse di collegamento tra la Chiesa e il Convento di San Salvario e il Castello del Valentino, che \u00e8 stato dichiarato \u201cdi interesse culturale\u201d  con provvedimento del Ministero dei Beni Culturali in data 18 novembre 2014.<br \/>\nSi chiede pertanto di inserirlo nelle tavole e nelle perimetrazioni relative. Esso fu realizzato come  il primo grande \u201cviale alberato\u201d pubblico cittadino nel XVII secolo, e la sua alberata (anche se oggi trascurata e \u201cvittimizzata\u201d dai tanti interventi nel sottosuolo e nel soprassuolo) va opportunamente tutelata e riqualificata.<\/p>\n<p>Per la Consulta,<br \/>\nEmilio Soave presidente<\/p>\n<p>Torino, 14 ottobre 2020<\/p>\n<p>scarica il pdf<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2021\/04\/2020-10-14-Consulta-ambiente-e-verde-Osservazioni-PRG.pdf\">2020 10 14 Consulta ambiente e verde &#8211; Osservazioni PRG<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Consulta Ambiente e Verde, inserita tra i soggetti invitati a presentare osservazioni nel pubblico interesse alla Proposta Tecnica del Progetto Preliminare di Revisione del vigente Piano Regolatore Generale, approvata con Delibera Consiliare del 20 luglio scorso, formula le seguenti osservazioni, in parte di carattere generale e in parte di argomento pi\u00f9 specifico, riservandosi di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[30],"class_list":["post-383","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pareri","tag-prg"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/383","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=383"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/383\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":385,"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/383\/revisions\/385"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=383"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=383"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/consulte.comune.torino.it\/ambienteverde\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=383"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}